Politica interna, europea e internazionale

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Il discorso in Piazza Santi Apostoli a Roma, marzo, di Puria Nabati .

"Bismillahi Rahman Rahim
In Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
Amici, fratelli, sorelle, oggi io non parlo da commentatore. Non parlo da analista. Parlo da iraniano nato in Italia, cresciuto con il cuore iraniano, con una memoria divisa tra due terre che amo. Parlo da uomo che conosce l’Iran non attraverso la propaganda, ma attraverso la vita, avendoci vissuto. Attraverso la famiglia. Attraverso la cultura. Attraverso la religione. Attraverso il dolore e l’orgoglio di un popolo. E io oggi voglio dirvi una cosa semplice: noi iraniani siamo un popolo orgoglioso. Non siamo un popolo che ama vivere in ginocchio. Non siamo un popolo che si lascia educare con le minacce. Non siamo un popolo che si arrende facilmente. Perché il popolo iraniano non si inginocchia e non si genuflette davanti a nessuno tranne Dio, e lo ha dimostrato molte volte, costi quel che costi. Chi vuole capire l’Iran deve partire da qui. Deve capire che noi non siamo solo uno Stato. Siamo una civiltà. Siamo una memoria viva. Siamo un popolo che, quando viene colpito, reagisce.
Nel 1979 il popolo iraniano non cambiò soltanto governo. Spezzò una catena. Cacciò dalla propria terra i prepotenti americani e i sionisti, e dopo pochi giorni consegnò l’ambasciata israeliana ai palestinesi. Da allora l’Iran ha sostenuto in ogni modo possibile il popolo palestinese e la sua Resistenza, nonostante tutto ciò che questo ha comportato. Quel giorno l’Iran disse al mondo da che parte voleva stare: non con gli arroganti, i prepotenti, i colonialisti, gli occupanti, ma con gli oppressi.
Da allora ci hanno colpiti in tutti i modi.
Sanzioni, minacce, propaganda, isolamento.
Hanno provato a piegarci per quasi mezzo secolo. Eppure siamo ancora lì. In piedi.
Perché ci sono popoli che vivono di comodità, e popoli che vivono di dignità.
E lo abbiamo visto ancora una volta in queste settimane, quando il popolo iraniano è sceso nelle strade, sera dopo sera, per venti giorni consecutivi, nonostante la pioggia, la neve, la paura e i bombardamenti. Come dal 1979, è stato il popolo il vero protettore e custode della Rivoluzione e della Repubblica Islamica, qualunque cosa dicano i nemici e i loro mercenari. L’Imam Khomeini ha insegnato a una parte profonda del nostro popolo il valore dell’indipendenza, della giustizia, della resistenza.
E l’Imam Khamenei, in questi anni durissimi, ha incarnato per milioni di iraniani la fermezza di una guida che non si piega alla pressione, non arretra davanti alla minaccia e non separa la dignità nazionale dalla fedeltà ai principi. E per capire fino in fondo la resistenza iraniana bisogna capire Karbala. Bisogna capire l’Imam Husayn, il nipote del Profeta, che circa millequattrocento anni fa, nella piana di Karbala, sacrificò la propria vita pur di non piegarsi al tiranno del suo tempo. Bisogna capire Ashura e Karbala, miti e modelli con cui noi iraniani, e i musulmani sciiti in generale, crescono sin da bambini. Bisogna capire che per noi esistono situazioni e principi in cui perdere la testa è meno grave che perdere l’onore. Per questo io lo dico qui, senza esitazione: un vero iraniano può sacrificare la propria vita, ma non accetta la sottomissione. Può criticare il proprio Paese. Può lottare per cambiarlo. Può soffrire per i suoi difetti. Ma non lo offre al nemico.
E qui voglio essere molto diretto.
Io non vi dirò mai che in Iran tutto sia perfetto. Non ve lo dirà mai nessun iraniano.
Non lo penso.
Io stesso ho criticato leggi, politici, scelte.
Io stesso voglio un Iran migliore.
Ma c’è una differenza immensa tra voler migliorare la propria casa e volerla vedere umiliata dall’esterno.
C’è una differenza tra la critica e la resa.
Tra il coraggio e il servilismo. E allora diciamolo chiaramente: ci sono persone che parlano persiano, che vengono invitate nei media occidentali come voce degli iraniani, ma che non rappresentano l’onore, la storia, la cultura, la fede del nostro popolo. Rappresentano il rancore. Rappresentano la subordinazione allo straniero. Rappresentano la miseria morale di chi cerca approvazione insultando la propria patria davanti ai suoi aggressori. Io per questa gente non provo rispetto politico.
In Occidente vi fanno vedere quasi solo iraniani che odiano la Repubblica Islamica, e ve li presentano come se fossero l’Iran. Ma non è l’Iran. È una parte dell’Iran. Perché molti di quelli che sono contro se ne vanno all’estero, mentre milioni di quelli che stanno con la Repubblica Islamica restano nella loro terra. Restano in Iran. Restano sotto pressione. Restano sotto le sanzioni. Restano sotto le minacce. E restano pronti a sacrificare la vita pur di non tornare schiavi dell’imperialismo. Per questo voi vedete più facilmente loro in televisione.
Uno come me, uno che difende l’Iran senza inginocchiarsi al racconto dominante, nella radio e nella tv italiana non lo vedrete quasi mai. Perché un iraniano libero, fedele alla propria patria e non all’impero, per questo sistema è un pericolo.
Chi applaude la pressione straniera contro il proprio paese, chi gode delle sanzioni, chi si sente grande solo quando parla contro la propria terra, è una persona che ha perso l’onore, il buon senso e la fedeltà verso il proprio popolo.
Essere nati iraniani non basta.
Bisogna avere la schiena iraniana.
Bisogna avere la dignità iraniana.
Bisogna avere il coraggio di restare dalla parte del proprio popolo anche quando ci sono problemi, anche quando ci sono ferite, anche quando ci sono errori.
Un vero iraniano non chiama il nemico a colpire casa sua. Non festeggia l’assedio contro la propria terra. Non scambia la vendetta per libertà.
E io oggi vi parlo così anche perché amo l’Italia. Questa terra è parte di me.
Io sono nato qui. Sono cresciuto anche qui.
E proprio per questo mi spezza il cuore vedere l’Italia mettere il proprio territorio, le proprie basi, la propria struttura a disposizione della macchina di guerra americana.
Io faccio una domanda molto semplice:
con quale faccia si opprime un popolo e poi si finge di volerlo salvare?
Prima lo sanzioni. Poi lo minacci. Poi lo strangoli. E alla fine ti presenti come liberatore. No. Questa non è solidarietà.
Questa è arroganza imperiale.

Ogni popolo ha il diritto di migliorare il proprio Paese dall’interno. Nessun popolo si salva sotto le bombe. Nessun popolo cresce sotto il ricatto. Nessun popolo diventa libero grazie all’umiliazione imposta da potenze straniere.
Per questo oggi io dico all’Italia: non fatevi trascinare nella guerra.
Non mettete il vostro nome al servizio di chi incendia il mondo. Non diventate il corridoio di una violenza che poi ricadrà sui popoli.
E io questo lo dico anche perché la guerra io non la conosco per sentito dire. La guerra l’ho vista. La guerra dei dodici giorni, nel giugno scorso, l’ho vissuta, perché ero in Iran. Anche quella, come quella attuale, è stata scatenata da Stati Uniti e Israele proprio mentre il nostro governo stava tenendo delle trattative.
E quando hai visto bambini diventare orfani e madri spezzate dal dolore, non parli più della guerra come di una discussione astratta.
La guerra smette di essere una parola.
Diventa una ferita. Per questo io non voglio vedere soffrire i miei cari in Iran. E non voglio vedere soffrire le persone che amo qui in Italia.Solo chi ha perso il senso dell’umanità può desiderare la guerra per il proprio Paese. Solo chi è decaduto moralmente può gioire del sangue degli innocenti. E lasciatemi dire una parola anche per il Libano. Perché io ho fratelli e sorelle libanesi carissimi, e quasi ogni volta che li incontro trovo lacrime che il mondo non vuole vedere. Di loro si parla troppo poco. Ci dicono che vengono colpiti soltanto combattenti di Hezbollah, ma la Palestina e l’Iran ci hanno mostrato ancora una volta che, quando decidono di colpire, a cadere sono anche case, famiglie e civili innocenti. E il Libano questa ferita la porta da anni, troppo spesso nel silenzio di tutti. Noi invece dobbiamo restare dalla parte della dignità. Dalla parte dei popoli. Dalla parte di chi resiste senza inginocchiarsi. Perché il bersaglio non è solo l’Iran. Il bersaglio è ogni popolo che non vuole piegarsi. Ogni nazione che non vuole inginocchiarsi davanti all’impero. Ogni voce che osa dire no. E allora io oggi, da questa piazza, voglio lasciare un messaggio netto. Noi iraniani non siamo un popolo da spezzare. Siamo un popolo che ha imparato a resistere. Siamo un popolo che preferisce il sacrificio alla sottomissione. Siamo un popolo che non ha dimenticato Husayn, non ha dimenticato Karbala, non ha dimenticato che ci sono momenti in cui stare in piedi vale più che vivere comodi in ginocchio. E all’Italia io dico: abbiate dignità anche voi. Non siate servi. Non siate base di guerra. Non siate strumento nelle mani di chi usa i popoli e poi li abbandona. I popoli vogliono vivere. Gli imperi vogliono dominare. I popoli vogliono pace con dignità. Gli imperi vogliono obbedienza. Noi siamo qui per scegliere da che parte stare. Dalla parte della Palestina sempre viva. Dalla parte dell’Iran che resiste. Dalla parte dell'indomito Libano, del fiero Iraq, del nobile Yemen. Dalla parte dei popoli che non si piegano. Dalla parte di chi preferisce la verità alla propaganda e la dignità alla resa. E lasciatemi chiudere con queste parole. Io sono iraniano. Sono nato in Italia. Porto entrambe queste terre nel cuore.
E proprio per questo oggi vi dico: non lasciate che l’Italia venga trascinata nella guerra. Non lasciate che vi rubino il cuore con la menzogna. Non lasciate che vi convincano che la sottomissione sia saggezza. Noi veniamo da una verità antica e durissima: meglio soffrire in piedi che vivere in ginocchio. Onore ai popoli che resistono. Onore alla Palestina. Onore all’Iran che non si piega. Onore al Libano, all'Iraq, allo Yemen.
Fuori l’Italia dalla guerra. Grazie."

#PuriaNabati #Iran #iranWar
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Bruno Vespa replica alle critiche dopo la sfuriata in diretta: “Da Provenzano la più grave delle offese”

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Bruno Vespa replica alle critiche dopo la sfuriata in diretta tv contro il deputato del Pd Giuseppe Provenzano. In una nota inviata all’Ansa, il giornalista e conduttore di Porta a Porta ha dichiarato: “Come sanno bene Agcom e Rai, Porta a Porta ha

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Perché il documentario su Giulio Regeni ha alzato un polverone nella politica
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https://pagellapolitica.it/articoli/documentario-regeni-fondi-cinema
Il film non ha ricevuto i fondi pubblici per cui aveva fatto domanda e ha aperto un dibattito piuttosto acceso sulla legittimità della scelta

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Bruno Vespa esplode in diretta dopo una battuta di Provenzano: “Non glielo consento, stia zitto” | VIDEO

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Durissimo scontro a Porta a Porta tra il conduttore Bruno Vespa e il deputato del Pd Giuseppe Provenzano: una battuta dell’onorevole ha fatto perdere le staffe al giornalista, che ha reagito stizzito. Lo scontro è avvenuto durante un botta e

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Brunetta ha un sogno: cento proposte di legge del CNEL entro il 2028
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https://pagellapolitica.it/articoli/brunetta-cento-proposte-legge-cnel
Da quando è presidente dell’organismo, l’ex ministro ha presentato 50 testi al Parlamento, ma vuole arrivare al doppio entro la fine del mandato. E pazienza se finiscono nel nulla

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La Diplomazia Giuridica Italiana: Un Modello Globale Contro il Crimine Organizzato Transnazionale

Riflessioni a partire dall’audizione parlamentare del magistrato Giovanni Tartaglia Polcini

Nella recente audizione (31 marzo 2026 scorso, la cui bozza di trascrizione è reperibile qui) dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul crimine organizzato transnazionale e le rotte del narcotraffico, il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini, consigliere giuridico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ha delineato con precisione analitica un decennio di impegno istituzionale italiano in un settore sempre più cruciale delle relazioni internazionali: la cosiddetta “diplomazia giuridica”.
Lungi dall’essere un mero esercizio di cooperazione tecnica o un’attività di natura filantropica, questa strategia si configura come un modello sistemico di proiezione internazionale, radicato nell’esperienza storica italiana nella lotta alle mafie e oggi riconosciuto come standard globale. L’intervento ha offerto non solo una ricognizione delle direttrici evolutive della criminalità organizzata, ma anche una roadmap operativa per contrastarne le manifestazioni più sofisticate, dalle rotte del narcotraffico alla criminalità digitale.

L’Architettura di un Metodo Riconosciuto

Il concetto di diplomazia giuridica nasce dalla convergenza tra una “vocazione nazionale” e una “domanda internazionale”. L’Italia, avendo fronteggiato per prima la minaccia mafiosa in forme strutturate e virulente, ha sviluppato un know-how unico, oggi richiesto quotidianamente da Paesi terzi che cercano di replicarne metodi, competenze e quadri istituzionali.
Questa attività risponde a precisi interessi di sicurezza nazionale e alla promozione di una rule of law globale alternativa a modelli autoritari o basati sulla cattura statale.
Il metodo italiano, certificato dal G7 nel 2024, si articola in quattro pilastri interdipendenti: il capacity building (rafforzamento delle competenze operative), l’institutional building (potenziamento delle strutture giudiziarie e di polizia), il law building (armonizzazione dei quadri normativi) e il consensus building (coinvolgimento della società civile e pedagogia della legalità). Quest’ultimo riveste un ruolo strategico spesso sottovalutato: senza il radicamento culturale e il consenso sociale, anche le riforme più avanzate rischiano di dissiparsi con il mutare degli scenari politici o di essere percepite come imposizioni tecnocratiche.

La Metamorfosi della Minaccia Criminale

Il termine di confronto di questa diplomazia è una criminalità in rapida e radicale trasformazione. Tartaglia Polcini individua tre vettori evolutivi che ne definiscono la natura contemporanea. Il primo è la globalizzazione operativa: si è passati da relazioni episodiche e contrattuali tra organizzazioni territoriali a reti criminali integrate che gestiscono produzione, esportazione, stoccaggio e consumo in contesti geografici distinti ma strettamente coordinati. Non si tratta più di “singoli affari”, ma di sistemi logistici e finanziari transnazionali che richiedono cooperazione continua.

Il secondo vettore è la mimetizzazione, efficacemente resa dalla metafora falconiana della “mafia liquida” che penetra il solido della società. Attraverso la corruzione sistemica (dalla micro-corruzione alla state capture), l’infiltrazione nella pubblica amministrazione e, soprattutto, il controllo dei sistemi penitenziari, le organizzazioni criminali costruiscono veri e propri hub di reclutamento, proselitismo e comando. Particolarmente significativo è il caso ecuadoriano: l’applicazione dei principi dell’articolo 41-bis dell’ordinamento penitenziario italiano ha determinato un crollo verticale della violenza carceraria dal novembre 2021, dimostrando statisticamente come la classificazione e separazione dei detenuti possa interrompere cicli di radicalizzazione criminale.

Il terzo vettore è l’innovazione tecnologica, che impone un salto di paradigma investigativo: il passaggio dal tradizionale follow the money al follow the data. Come dimostrato da ricerche empiriche condotte dall’Università di Padova, i grandi sequestri di cocaina (oltre 500 kg) generano picchi statisticamente significativi di transazioni in Bitcoin nelle ventiquattro ore successive. Fonti accreditate stimano che circa il 70% dei proventi del narcotraffico venga oggi reinvestito in asset digitali. Questa immaterialità del flusso finanziario rende inefficaci gli approcci tradizionali e richiede un investimento massiccio nell’iper-specializzazione tecnica delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria.

Strumenti Operativi e Impatto Internazionale

La risposta italiana non si è limitata alla teoria, ma si è tradotta in un ecosistema di strumenti operativi e normativi a circolazione globale.

La “Piattaforma di Palermo” ha abbattuto le asimmetrie informative tra magistrati inquirenti internazionali, consentendo un interscambio immediato di dati ed esperienze. Progetti come EL PAcCTO e “Falcone e Borsellino” hanno operato sul terreno della formazione, della sicurezza delle frontiere e della riconversione economica nelle aree a rischio. Sul piano normativo, l’Italia ha favorito l’adozione del delitto di associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.) in diversi ordinamenti sudamericani, la creazione di procure antimafia “supraterritoriali” sul modello della Direzione Nazionale Antimafia italiana e l’istituzione di circuiti penitenziari speciali.

Lo strumento della “Silver Notice”, ideato dalla Polizia italiana, ha permesso il primo tracciamento e sequestro transfrontaliero di capitali illeciti, segnando un precedente operativo di grande rilievo. Inoltre, la creazione di reti di cooperazione penitenziaria ha eliminato quel deficit informativo che in passato permetteva a latitanti e capi criminali di operare indisturbati oltre confine.

Sfide Aperte e Prospettive Future

Nonostante i progressi, le criticità restano numerose e richiedono risposte sistemiche. La gestione delle rotte marittime soffre di un disallineamento operativo e informativo tra porti di origine e destinazione, aggravato dall’assenza di standard europei di risk assessment e da fenomeni di infiltrazione criminale nelle infrastrutture portuali. L’Africa occidentale emerge come crocevia strategico dove narcotraffico, migrazione irregolare e tratta di esseri umani convergono, imponendo un coordinamento transregionale che l’Italia sta già promuovendo attraverso l’estensione della Piattaforma di Palermo a paesi come Guinea-Bissau, Senegal, Nigeria e Capo Verde.

L’espansione in Europa di organizzazioni come il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano, già censito in ventidue Paesi, richiede meccanismi di allerta precoce e una maggiore attenzione ai sistemi penitenziari come vettori di penetrazione. Come sottolineato da Tartaglia Polcini, le diaspore possono talvolta facilitare processi negativi quando esportano non valori democratici, ma competenze criminali acquisite. Sul piano finanziario, la natura transnazionale e immateriale delle criptovalute rende inefficaci gli approcci nazionali isolati: è indispensabile una normativa sovranazionale e un potenziamento strutturale delle competenze tecnico-informatiche degli investigatori. Infine, il meccanismo di peer review della Convenzione di Palermo, sebbene ancora giovane, sta già generando un flusso strutturato di richieste di assistenza tecnica verso l’Italia, confermandone il ruolo di “standard globale” nel settore antimafia.

Conclusioni: Un’Eredità da Proiettare nel Terzo Millennio

L’audizione di Tartaglia Polcini restituisce un quadro lucido e proiettivo: contrastare il crimine organizzato transnazionale non è più una questione di singole rogatorie o di interventi episodici, ma richiede un approccio sistemico che integri enforcement fisico e digitale, cooperazione giudiziaria strutturata e pedagogia sociale. L’eredità di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, rispettivamente padri della diplomazia giuridica e della disseminazione valoriale, impone di proiettare nel terzo millennio l’intuizione originaria del follow the money, trasformandola in capacità di follow the data.

L’Italia, partendo dalla propria esperienza storica, ha dimostrato che la lotta alle mafie non è solo una questione di ordine interno, ma un bene pubblico globale. In un’epoca di minacce liquide, confini digitali e infrastrutture strategiche a rischio di state capture, la diplomazia giuridica si configura non come un’opzione, ma come una necessità strategica per la difesa dello Stato di diritto, della sicurezza collettiva e della qualità democratica delle istituzioni a livello internazionale. Superare la logica dell’emergenza e abbracciare quella della cooperazione paritaria, del trasferimento di competenze e della costruzione di consenso sociale resta, oggi più che mai, la via maestra per un contrasto efficace e duraturo al crimine organizzato transnazionale.

#diplomaziagiuridica #followthedata #TartagliaPolcini #commissioneparlamentareantimafia

@politica

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Perché tagliare le accise può essere un problema
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https://pagellapolitica.it/articoli/taglio-accise-problema-energia
Il governo sta studiando un piano di razionamento dell’energia per l’estate, ma spende risorse per incentivare l’uso del carburante

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Il Governo cambia i vertici di Leonardo, Enav e Terna. Descalzi confermato alla guida di Eni

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Il Governo ha deciso le nuove nomine ai vertici di alcune fra le maggiori società partecipate dallo Stato. La principale novità riguarda Leonardo, dove si va verso il cambio della guardia sia per la carica di presidente sia per quella di

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Voghera: le parole hanno un peso

@politica

Studiare le parole e gli slogan, è una parte del mio lavoro per cui sono convinta che "non fatevi infinocchiare" in una campagna che si oppone a un candidato dichiaratamente omosessuale, sia un'offesa gratuita verso di lui anche se quel termine non c'entra con l'omofobia.
Qualcuno mi è però venuto a dire che "finocchio è come orbo, se tu che lo sei sdogani la parola orbo, allora anche finocchio".
Peccato che ORBO è una descrizione, l'altro è un giudizio.
Orbo viene dal latino orbus, orfano. Metafora di chi ha la vista solo da un occhio, anche se poi lo si usa anche per chi non ci vede da tutti e due. Da noi c'è pure l'espressione "orbo na recia, sordo un ocio" come dire "non ci vedo da un orecchio, non ci sento da un occhio".

L'altra invece arriva dal fatto che quella verdura fosse usata per mascherare i sapori quando non c'erano molte spezie. Una spezia che vale poco. Quindi per dire "un uomo che vale niente, un falso uomo"... C'è anche la versione violenta sui semi e i roghi ma non si capisce se sia leggenda. Fatto sta che apostrofare una persona con quella parola lì, non gli stai dicendo "attratto dagli uomini", ma "tu non vali niente".
In una campagna elettorale, usare quella parola su un avversario omosessuale è come se gli avversari di Meloni avessero messo la foto di un metro tagliato a metà, scrivendo "ci abbassiamo ad andare a putt..." prendendo di mira che Meloni è bassa, ed è una donna. Un'offesa gratuita che nulla c'entra con le idee politiche.

#elezioni #politica #voghera

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Il fact-checking del discorso di Meloni in Parlamento dopo il referendum
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https://pagellapolitica.it/articoli/fact-checking-meloni-camera-senato-referendum
Dai risultati sull’economia alla politica estera, abbiamo verificato 14 dichiarazioni della presidente del Consiglio, che a volte è stata imprecisa o fuorviante

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È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale

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È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Il magazine, disponibile già da ora nella versione digitale sulla nostra App, e da domani, venerdì 10 aprile, in tutte le edicole, propone ogni due settimane inchieste e approfondimenti sugli affari e il potere

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Sulle basi statunitensi Meloni fa le stesse cose dei predecessori
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https://pagellapolitica.it/articoli/basi-stati-uniti-meloni-governi
Secondo il ministro della Difesa Crosetto nessun governo ha mai messo in discussione gli accordi con gli Stati Uniti: è vero, ma con qualche eccezione

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Ecco come il fedele ministro di Orbàn viene usato come cane da riporto della Russia

  • Budapest ha sistematicamente utilizzato come arma la questione dei diritti delle minoranze ungheresi in Ucraina per bloccare i negoziati di adesione all’UE.
  • Péter Szijjártó ha offerto a Sergey Lavrov di inviare documenti dell'UE tramite l'ambasciata ungherese a Mosca.
  • Ungheria e Slovacchia, in qualità di amiche del Cremlino nell'UE, si sono opposte alle restrizioni sulle forniture energetiche russe.
  • Budapest ha inoltre sostenuto i “risultati” ottenuti dal Cremlino nel vertice dell'Alaska.L- 'audio trapelato rivela un atteggiamento sorprendentemente deferente e sottomesso da parte di Szijjártó nei confronti di Lavrov.
  • Questa è la seconda parte dell'inchiesta di #VSquare, mentre la prima parte si trova a questo link

https://vsquare.org/kremlin-hotline-how-hungary-coordinates-with-russia-blocking-ukraine-from-the-eu/

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Meloni: “Niente rimpasto né voto anticipato. Noi testardamente occidentali. Se la crisi di Hormuz prosegue, sospendere il Patto di Stabilità”

@politica
“Il Governo c’è, resterà in carica fino alla fine del suo mandato: non c’è alcuna intenzione di fare un rimpasto né di andare a elezioni anticipate”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni oggi,

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In Russia, Putin vede qualcosa che non si vedeva da anni: un calo notevole nei tassi di approvazione

Forse sono le diffuse interruzioni di Internet mobile ordinate dallo Stato che hanno sconvolto la vita di milioni di russi, soprattutto a Mosca.
Forse sono gli attacchi dei droni ucraini che hanno interrotto i piani di volo dei russi’ e ha gravemente ridotto le esportazioni russe di petrolio nel Mar Baltico.
Forse è il abbattimento di massa di bestiame infetto ciò ha scatenato urla di indignazione da parte degli agricoltori siberiani.
Forse è la guerra totale contro l'Ucraina che, nonostante le promesse del Cremlino di una rapida vittoria, infuria nel suo quinto anno, con le forze di Kiev che tengono la Russia quasi in una situazione di stallo e i morti e i feriti di guerra di Mosca che superano gli 1,2 milioni.

Indipendentemente dal motivo, il fatto è che il presidente russo Vladimir Putin non è più popolare come una volta.

rferl.org/a/russia-putin-appro…

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Cos'è il CREC, la Comunione delle Chiese Evangeliche Riformate, e come plasma la retorica religiosa di Pete Hegseth?

Molti leader del #CREC chiedono l'attuazione della legge biblica e un stato teocratico strutturato su Patriarcato cristiano. Gli stati teocratici sono governati secondo leggi religiose, il che nel caso del CREC significa una comprensione evangelica conservatrice del cristianesimo.

https://theconversation.com/what-is-crec-and-how-does-it-shape-pete-hegseths-religious-rhetoric-279637

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Vance a Budapest tra lodi a Orbán e attacchi all’UE: “Dai burocrati di Bruxelles vergognose interferenze”

https://www.eunews.it/2026/04/08/vance-a-budapest-tra-lodi-a-orban-e-attacchi-allue-dai-burocrati-di-bruxelles-vergognose-interferenze/

> Durante la sua visita a Budapest, JD Vance ha accusato l'Unione Europea di interferenza nelle elezioni, per poi invitare lui stesso a votare per Orbán

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Perché su Almasri l’Italia ha combinato un pasticcio
@politica
https://pagellapolitica.it/articoli/almasri-italia-deferita-cpi
I motivi dietro la decisione della Corte penale internazionale di deferire il nostro Paese per la vicenda del carceriere libico

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Un decreto che corregge un decreto per prorogare un altro decreto
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https://pagellapolitica.it/articoli/governo-decreto-taglio-accise-carburanti
È la tattica controversa con cui, allo stesso tempo, il governo ha confermato il taglio delle accise sui carburanti e messo una pezza a un errore sugli incentivi alle imprese

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Perché nessuno investe in Italia anche se il lavoro costa poco
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https://pagellapolitica.it/articoli/investimenti-italia-lavoro-costo-basso
Il problema dei bassi salari può essere anche un’opportunità, che però non riusciamo a cogliere

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Presentata il 6 aprile la "Risoluzione H.Res. 1155: Messa in stato d'accusa di Donald J. Trump, Presidente degli Stati Uniti, per gravi crimini e misfatti"

La risoluzione è stata presentata al Congresso il 6 aprile e verrà esaminata da una commissione prima di essere eventualmente sottoposta all'approvazione (al momento poco probabile) della Camera o del Senato.

https://www.congress.gov/119/bills/hres1155/BILLS-119hres1155ih.pdf

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Presentazione del libro “Liberale è. Predicare inutilmente” del Presidente Giuseppe Benedetto – Torino, 14 maggio 2026

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14 maggio 2026, ore 13:45, Salone Internazionale del Libro di Torino, Sala Bianca, Via Nizza 294 L’ autore ne discuterà con Elsa Fornero Andrea Malaguti Prenota su Eventbrite

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Presentazione del libro “Liberale è. Predicare inutilmente” del Presidente Giuseppe Benedetto – Milano, 11 maggio 2026

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11 maggio 2026, ore 18:00, Sala Affreschi – Palazzo Isimbardi, Corso Monforte 35, Milano L’autore ne discuterà con: Stefano Caselli Carlo Cottarelli Alessandro De Nicola

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Giovedì 9 aprile proseguirà l'iter della proposta di legge elettorale della maggioranza, il c.d. Stabilicum.

@politica

qui si può seguire l'iter:

https://www.camera.it/leg19/126?leg=19&idDocumento=2822&ancora=

Qui resoconto prima seduta:

https://www.camera.it/leg19/824?tipo=I&anno=2026&mese=03&giorno=31&view=filtered%5C_scheda&commissione=01

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