emama

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Il partito d'opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, è sul punto di ottenere una vittoria travolgente, le proiezioni ufficiali assegnano a Tisza 138 seggi su 199, garantendo a Magyar la maggioranza dei due terzi (la cosiddetta "super-maggioranza") che permette di modificare la Costituzione.
Spoglio 94%, Tisza a 138 seggi su 199.

Che Orban abbia perso ed esca di scena è una notizia buona. Ma ora aspettiamo a vedere che farà Magyar. Demolirà la democratura costruita da Orban? Ripristinà la democrazia smantellando il sistema di potere "illiberale" costruito da Orbán in 16 anni? Non dimentichiamo che è un uomo di destra.
Dopo 16 anni di Orban la Sinistra o il Centro Sinistra non hanno più struttura e forza in Ungheria. Speriamo che ora si possa cominciare a ricostruire una visione ampiamente democratica antifascista.

Intanto questo è ciò che Magyar ha presentato come programma:

* Riforme Politiche e Istituzionali
Ripristino della democrazia: Smantellamento del sistema di potere "illiberale" costruito da Orbán in 16 anni.
Lotta alla corruzione: Sostituzione del clientelismo con una concorrenza leale e trasparente.
Apertura degli archivi: Promessa di rendere pubblici i fascicoli degli agenti dei servizi segreti dell'era comunista.
Indagini governative: Avvio di inchieste sull'operato dei ministri uscenti (come il ministro degli Esteri Péter Szijjártó).
Costituzione condivisa: Anche in caso di maggioranza dei due terzi, Magyar ha promesso di non modificare la Costituzione da solo, ma di cercare il consenso.

* Economia ed Energia
Indipendenza energetica: Obiettivo di eliminare la dipendenza dal gas e dall'energia russa entro il 2035.
Rilancio economico: Misure per contrastare l'inflazione e stabilizzare l'economia nazionale.

* Sanità e Sociale
Sviluppo ospedaliero: Costruzione di un "super-ospedale" tecnologicamente avanzato per ogni regione del Paese.
Sostegno demografico: Politiche mirate a fermare il calo della popolazione ungherese.

* Politica Estera
Riavvicinamento all'UE: Ripristino di relazioni costruttive con Bruxelles per sbloccare i fondi europei congelati a causa delle violazioni dello stato di diritto.
Allineamento europeo: Maggiore cooperazione con i partner occidentali, distanziandosi dalle posizioni filorusse del governo precedente.

https://www.rainews.it/maratona/2026/04/ungheria-elezioni-voto-12-aprile-2026-orban-magyar-europa-ucraina-kiev-guerra-aiuti-ade8f41d-a3c7-4c0e-9c14-16ab9eb8415e.html

#elezioniungheria

@politica

 

Il discorso in Piazza Santi Apostoli a Roma, marzo, di Puria Nabati .

"Bismillahi Rahman Rahim
In Nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso
Amici, fratelli, sorelle, oggi io non parlo da commentatore. Non parlo da analista. Parlo da iraniano nato in Italia, cresciuto con il cuore iraniano, con una memoria divisa tra due terre che amo. Parlo da uomo che conosce l’Iran non attraverso la propaganda, ma attraverso la vita, avendoci vissuto. Attraverso la famiglia. Attraverso la cultura. Attraverso la religione. Attraverso il dolore e l’orgoglio di un popolo. E io oggi voglio dirvi una cosa semplice: noi iraniani siamo un popolo orgoglioso. Non siamo un popolo che ama vivere in ginocchio. Non siamo un popolo che si lascia educare con le minacce. Non siamo un popolo che si arrende facilmente. Perché il popolo iraniano non si inginocchia e non si genuflette davanti a nessuno tranne Dio, e lo ha dimostrato molte volte, costi quel che costi. Chi vuole capire l’Iran deve partire da qui. Deve capire che noi non siamo solo uno Stato. Siamo una civiltà. Siamo una memoria viva. Siamo un popolo che, quando viene colpito, reagisce.
Nel 1979 il popolo iraniano non cambiò soltanto governo. Spezzò una catena. Cacciò dalla propria terra i prepotenti americani e i sionisti, e dopo pochi giorni consegnò l’ambasciata israeliana ai palestinesi. Da allora l’Iran ha sostenuto in ogni modo possibile il popolo palestinese e la sua Resistenza, nonostante tutto ciò che questo ha comportato. Quel giorno l’Iran disse al mondo da che parte voleva stare: non con gli arroganti, i prepotenti, i colonialisti, gli occupanti, ma con gli oppressi.
Da allora ci hanno colpiti in tutti i modi.
Sanzioni, minacce, propaganda, isolamento.
Hanno provato a piegarci per quasi mezzo secolo. Eppure siamo ancora lì. In piedi.
Perché ci sono popoli che vivono di comodità, e popoli che vivono di dignità.
E lo abbiamo visto ancora una volta in queste settimane, quando il popolo iraniano è sceso nelle strade, sera dopo sera, per venti giorni consecutivi, nonostante la pioggia, la neve, la paura e i bombardamenti. Come dal 1979, è stato il popolo il vero protettore e custode della Rivoluzione e della Repubblica Islamica, qualunque cosa dicano i nemici e i loro mercenari. L’Imam Khomeini ha insegnato a una parte profonda del nostro popolo il valore dell’indipendenza, della giustizia, della resistenza.
E l’Imam Khamenei, in questi anni durissimi, ha incarnato per milioni di iraniani la fermezza di una guida che non si piega alla pressione, non arretra davanti alla minaccia e non separa la dignità nazionale dalla fedeltà ai principi. E per capire fino in fondo la resistenza iraniana bisogna capire Karbala. Bisogna capire l’Imam Husayn, il nipote del Profeta, che circa millequattrocento anni fa, nella piana di Karbala, sacrificò la propria vita pur di non piegarsi al tiranno del suo tempo. Bisogna capire Ashura e Karbala, miti e modelli con cui noi iraniani, e i musulmani sciiti in generale, crescono sin da bambini. Bisogna capire che per noi esistono situazioni e principi in cui perdere la testa è meno grave che perdere l’onore. Per questo io lo dico qui, senza esitazione: un vero iraniano può sacrificare la propria vita, ma non accetta la sottomissione. Può criticare il proprio Paese. Può lottare per cambiarlo. Può soffrire per i suoi difetti. Ma non lo offre al nemico.
E qui voglio essere molto diretto.
Io non vi dirò mai che in Iran tutto sia perfetto. Non ve lo dirà mai nessun iraniano.
Non lo penso.
Io stesso ho criticato leggi, politici, scelte.
Io stesso voglio un Iran migliore.
Ma c’è una differenza immensa tra voler migliorare la propria casa e volerla vedere umiliata dall’esterno.
C’è una differenza tra la critica e la resa.
Tra il coraggio e il servilismo. E allora diciamolo chiaramente: ci sono persone che parlano persiano, che vengono invitate nei media occidentali come voce degli iraniani, ma che non rappresentano l’onore, la storia, la cultura, la fede del nostro popolo. Rappresentano il rancore. Rappresentano la subordinazione allo straniero. Rappresentano la miseria morale di chi cerca approvazione insultando la propria patria davanti ai suoi aggressori. Io per questa gente non provo rispetto politico.
In Occidente vi fanno vedere quasi solo iraniani che odiano la Repubblica Islamica, e ve li presentano come se fossero l’Iran. Ma non è l’Iran. È una parte dell’Iran. Perché molti di quelli che sono contro se ne vanno all’estero, mentre milioni di quelli che stanno con la Repubblica Islamica restano nella loro terra. Restano in Iran. Restano sotto pressione. Restano sotto le sanzioni. Restano sotto le minacce. E restano pronti a sacrificare la vita pur di non tornare schiavi dell’imperialismo. Per questo voi vedete più facilmente loro in televisione.
Uno come me, uno che difende l’Iran senza inginocchiarsi al racconto dominante, nella radio e nella tv italiana non lo vedrete quasi mai. Perché un iraniano libero, fedele alla propria patria e non all’impero, per questo sistema è un pericolo.
Chi applaude la pressione straniera contro il proprio paese, chi gode delle sanzioni, chi si sente grande solo quando parla contro la propria terra, è una persona che ha perso l’onore, il buon senso e la fedeltà verso il proprio popolo.
Essere nati iraniani non basta.
Bisogna avere la schiena iraniana.
Bisogna avere la dignità iraniana.
Bisogna avere il coraggio di restare dalla parte del proprio popolo anche quando ci sono problemi, anche quando ci sono ferite, anche quando ci sono errori.
Un vero iraniano non chiama il nemico a colpire casa sua. Non festeggia l’assedio contro la propria terra. Non scambia la vendetta per libertà.
E io oggi vi parlo così anche perché amo l’Italia. Questa terra è parte di me.
Io sono nato qui. Sono cresciuto anche qui.
E proprio per questo mi spezza il cuore vedere l’Italia mettere il proprio territorio, le proprie basi, la propria struttura a disposizione della macchina di guerra americana.
Io faccio una domanda molto semplice:
con quale faccia si opprime un popolo e poi si finge di volerlo salvare?
Prima lo sanzioni. Poi lo minacci. Poi lo strangoli. E alla fine ti presenti come liberatore. No. Questa non è solidarietà.
Questa è arroganza imperiale.

Ogni popolo ha il diritto di migliorare il proprio Paese dall’interno. Nessun popolo si salva sotto le bombe. Nessun popolo cresce sotto il ricatto. Nessun popolo diventa libero grazie all’umiliazione imposta da potenze straniere.
Per questo oggi io dico all’Italia: non fatevi trascinare nella guerra.
Non mettete il vostro nome al servizio di chi incendia il mondo. Non diventate il corridoio di una violenza che poi ricadrà sui popoli.
E io questo lo dico anche perché la guerra io non la conosco per sentito dire. La guerra l’ho vista. La guerra dei dodici giorni, nel giugno scorso, l’ho vissuta, perché ero in Iran. Anche quella, come quella attuale, è stata scatenata da Stati Uniti e Israele proprio mentre il nostro governo stava tenendo delle trattative.
E quando hai visto bambini diventare orfani e madri spezzate dal dolore, non parli più della guerra come di una discussione astratta.
La guerra smette di essere una parola.
Diventa una ferita. Per questo io non voglio vedere soffrire i miei cari in Iran. E non voglio vedere soffrire le persone che amo qui in Italia.Solo chi ha perso il senso dell’umanità può desiderare la guerra per il proprio Paese. Solo chi è decaduto moralmente può gioire del sangue degli innocenti. E lasciatemi dire una parola anche per il Libano. Perché io ho fratelli e sorelle libanesi carissimi, e quasi ogni volta che li incontro trovo lacrime che il mondo non vuole vedere. Di loro si parla troppo poco. Ci dicono che vengono colpiti soltanto combattenti di Hezbollah, ma la Palestina e l’Iran ci hanno mostrato ancora una volta che, quando decidono di colpire, a cadere sono anche case, famiglie e civili innocenti. E il Libano questa ferita la porta da anni, troppo spesso nel silenzio di tutti. Noi invece dobbiamo restare dalla parte della dignità. Dalla parte dei popoli. Dalla parte di chi resiste senza inginocchiarsi. Perché il bersaglio non è solo l’Iran. Il bersaglio è ogni popolo che non vuole piegarsi. Ogni nazione che non vuole inginocchiarsi davanti all’impero. Ogni voce che osa dire no. E allora io oggi, da questa piazza, voglio lasciare un messaggio netto. Noi iraniani non siamo un popolo da spezzare. Siamo un popolo che ha imparato a resistere. Siamo un popolo che preferisce il sacrificio alla sottomissione. Siamo un popolo che non ha dimenticato Husayn, non ha dimenticato Karbala, non ha dimenticato che ci sono momenti in cui stare in piedi vale più che vivere comodi in ginocchio. E all’Italia io dico: abbiate dignità anche voi. Non siate servi. Non siate base di guerra. Non siate strumento nelle mani di chi usa i popoli e poi li abbandona. I popoli vogliono vivere. Gli imperi vogliono dominare. I popoli vogliono pace con dignità. Gli imperi vogliono obbedienza. Noi siamo qui per scegliere da che parte stare. Dalla parte della Palestina sempre viva. Dalla parte dell’Iran che resiste. Dalla parte dell'indomito Libano, del fiero Iraq, del nobile Yemen. Dalla parte dei popoli che non si piegano. Dalla parte di chi preferisce la verità alla propaganda e la dignità alla resa. E lasciatemi chiudere con queste parole. Io sono iraniano. Sono nato in Italia. Porto entrambe queste terre nel cuore.
E proprio per questo oggi vi dico: non lasciate che l’Italia venga trascinata nella guerra. Non lasciate che vi rubino il cuore con la menzogna. Non lasciate che vi convincano che la sottomissione sia saggezza. Noi veniamo da una verità antica e durissima: meglio soffrire in piedi che vivere in ginocchio. Onore ai popoli che resistono. Onore alla Palestina. Onore all’Iran che non si piega. Onore al Libano, all'Iraq, allo Yemen.
Fuori l’Italia dalla guerra. Grazie."

#PuriaNabati #Iran #iranWar
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Il 2 aprile 2026, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, ha ricevuto un dottorato honoris causa congiunto da tre importanti università belghe: UAntwerpen, UGent e VUB (Vrije Universiteit Brussel).

Ecco i dettagli principali dell'evento:

👉 Unicità del riconoscimento:
È la prima volta che queste tre istituzioni collaborano per conferire un titolo simile. La cerimonia si è tenuta ad Anversa presso la Queen Elisabeth Hall.

👉 Motivazione accademica:
Il premio è stato assegnato per il suo "eccezionale impegno per i diritti umani e la giustizia internazionale".
I rettori hanno sottolineato come il suo lavoro sia basato su analisi giuridiche rigorose e fatti documentati, nonostante le forti pressioni e le campagne di diffamazione.

👉 Contesto internazionale:
Il riconoscimento arriva in un momento di estrema tensione. Mentre le università belghe hanno scelto di onorare il suo operato, diversi governi (tra cui quelli di Francia, Germania e Italia) hanno espresso aspre critiche nei suoi confronti o ne hanno chiesto le dimissioni.

👉 Copertura mediatica:
Mentre in Belgio la notizia è stata riportata ampiamente dai media locali e dai canali ufficiali delle università, in Italia la diffusione sui principali media nazionali è stata effettivamente molto limitata rispetto alla rilevanza del riconoscimento.

Il rettore della VUB, Jan Danckaert, ha ribadito che la scelta riflette una convinzione accademica condivisa: la responsabilità delle università di difendere i diritti fondamentali e il pensiero critico anche in contesti altamente polarizzati.

FONTI

[https://www.belganewsagency.eu/](https://www.belganewsagency.eu/flemish-universities-to-honour-un-rapporteur-francesca-albanese)
[https://www.thejc.com/](https://www.thejc.com/news/world/francesca-albanese-awarded-honorary-doctorate-despite-objections-of-jewish-groups-lcblic4b)
[https://quillette.com/](https://quillette.com/2026/04/02/francesca-albanese-and-the-perversion-of-academia-israel-gaza-belgium/)
[https://www.facebook.com/](https://www.facebook.com/Gazetvanantwerpen/videos/voor-het-eerst-hebben-universiteit-antwerpen-universiteit-gent-en-vrije-universi/2351953345276444/#%3A%5C%7E%3Atext=Voor+het+eerst+hebben+Universiteit+Antwerpen%2C+Universiteit%2Cze+ge%C3%ABerd+voor+haar+werk+als+Speciaal)
[https://www.ugent.be/](https://www.ugent.be/en/news-events/francesca-albanese-honorary-doctorate.htm)
[https://eurojewcong.org/](https://eurojewcong.org/news/ejc-in-the-media/21-news-by-awarding-an-honorary-doctorate-to-francesca-albanese-belgium-risks-diplomatic-discredit-in-europe/)
[https://www.vub.be/](https://www.vub.be/en/nieuws/drie-vlaamse-universiteiten-eren-vn-rapporteur-francesca-alb)
[https://www.ugent.be/](https://www.ugent.be/en/news-events/francesca-albanese-honorary-doctorate.htm)
[https://press.vub.ac.be/](https://press.vub.ac.be/uantwerpen-ugent-en-vub-reiken-samen-eredoctoraat-uit-aan-francesca-albanese)
[https://www.facebook.com/](https://www.facebook.com/ajplusenglish/videos/israeli-and-european-officials-are-sharing-fake-claims-about-the-uns-francesca-a/3451563688345584/)
[https://eurojewcong.org/](https://eurojewcong.org/news/ejc-in-the-media/21-news-by-awarding-an-honorary-doctorate-to-francesca-albanese-belgium-risks-diplomatic-discredit-in-europe/)
[https://www.31mag.nl/](https://www.31mag.nl/3-universita-in-belgio-hanno-conferito-ph-d-ad-honorem-a-francesa-albanese/#%3A%5C%7E%3Atext=3+universit%C3%A0+in+Belgio+hanno+conferito+dottorato+ad+honorem+a+Francesa+Albanese+-+31mag.)
[https://www.vub.be/](https://www.vub.be/en/news/three-flemish-universities-honour-un-rapporteur-francesca-al)

#FrancescaAlbanese #dottoratoHonoriscausa #dirittiumani #giustizia internazionale
@news

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OMICIDI PERFETTI (s3.poliversity.it)
submitted 1 day ago* (last edited 1 day ago) by emama@poliversity.it to c/news@feddit.it
 

OMICIDI PERFETTI
Gli ingredienti ci sono tutti: due stranieri ingaggiati in nero, al lavoro senza protezioni a 30 metri di altezza su un mezzo preso a noleggio da una ditta senza operai che non apriva un cantiere dal 2016, una gru mal posizionata perché intralciava un gommista, una committenza privata, una regione autonoma in cui l’INL non ha giurisdizione. A corredo, la consueta inondazione di lacrime di coccodrillo condite di “inaccettabile” e “basta”, le istituzioni che giurano di avere a cuore la sicurezza dei lavoratori (no, la ministra Calderone no, oggi ha perso la voce), i sindacati che annunciano agguerrite mobilitazioni. Mescolare con cura e come risultato si avrà non una, ma due vite spezzate.

Appartenevano al 49enne romeno Tiberi Mihai Daniluc e al 41enne tunisino Jaleleddine Najhai, entrambi residenti a Palermo, morti alle 11,30 di venerdì 10 aprile in via Marturano dove erano impegnati da un paio di settimane nella ristrutturazione di un nono piano con attico. I lavori erano affidati alla Edil Tech Costruzioni, inattiva da 10 anni, che aveva noleggiato una gru da Agliuzza Sollevamenti. Il mezzo ostacolava però l’attività del gommista Gammicchia ed era stato posizionato all’angolo opposto rispetto al punto dell’intervento, nonostante (scrive La Sicilia), fosse stato suggerito di avvicinarlo. È questa probabilmente la causa della tragedia, perché alla massima estensione e con un peso sul cestello non indifferente, il braccio della gru ha ceduto di schianto, facendo precipitare i due operai sulla rampa di un garage e abbattendosi sulla tettoia del gommista. Daniluc e Najhai sono morti sul colpo: non avevano protezioni, non erano agganciati e lavoravano in nero. Un meccanico di 34 anni è rimasto ferito.

La procuratrice aggiunta Laura Vaccaro ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ordinato l’autopsia, fissata per lunedì. Gli indagati sono per ora il titolare della Edil Tech e il proprietario dell’appartamento, che saranno sentiti da Polizia e Spresal, così come l’operatore della gru, il direttore dei lavori, il responsabile della sicurezza e i familiari delle due vittime. Cgil, Cisl e Uil prendono tempo: “Nei prossimi giorni definiremo le iniziative attraverso assemblee con i lavoratori, perché è il momento di agire per salvare vite”. Usb invece ha proclamato uno sciopero generale di 24 ore a Palermo e provincia per lunedì 13 aprile, con un sit-in davanti alla prefettura.

#tiberimihaidaniluc #jaleleddinenajhai #mortidilavoro #lavoronero
Da Morti di lavoro

@news

 

Il Ministero della Cultura (MiC) ha negato i fondi selettivi al film doc su Giulio Regeni, intitolato "Tutto il male del mondo", diretto da Simone Manetti. Il film, premiato con il Nastro d'Argento per la legalità, esplora il caso del ricercatore ucciso al Cairo.
La commissione ministeriale ha escluso l'opera dai contributi statali, sostenendo che non risponda ai criteri di interesse artistico e culturale.
Ma la cultura non dovrebbe essere proprio quella forza che ci aiuta a cercare la verità e a non dimenticare?

#veritàegiustizia #culturaeverità #giulioregeni #VeritàPerGiulio #Tuttoilmaledelmondo

@politica

 

Sigfrido Ranucci
Da FB

BUON LUNEDI' DELL' ANGELO DA GAZA.
I cumuli di macerie che nascondono i cadaveri, i cumuli di rifiuti, i sistemi fognari collassati che rilasciano liquami nauseabondi che si infiltrano nel terreno.
Ratti e insetti si moltiplicano in quantità mai viste prima.
Stanno attaccando le persone.
Le famiglie dormono tra le macerie delle case che un tempo le proteggevano. Le stesse macerie sono diventate un rifugio, ma non per loro. Ospitano roditori, fame e degrado. Altri vivono in tende così fragili da sembrare meno case e più promesse precarie che il vento potrebbe spezzare da un momento all'altro.
E così le persone sopportano non solo la guerra, ma anche la lenta violenza dell'ambiente stesso.
Qualche giorno fa, si è diffusa la foto di un neonato con il viso parzialmente divorato dai ratti. È insopportabile scriverlo. Ieri è apparsa un'altra immagine. Una donna diabetica con un dito del piede parzialmente divorato, che non sentiva nulla.
Come siamo arrivati a questo punto? Come ha fatto la sofferenza a raggiungere una forma così silenziosa e umiliante?
Da Antimafia 2000.
Report riprenderà domenica 12 aprile, ore 20.30 su Rai3

#gazagenocide #sigfridoRanucci #rattimaceriecadaveriGaza
#buonLunedìdellAngelo
@news

 

Luisa Canciello, A Ginevra gli stupri di palestinesi nelle carceri israeliane. L’Italia non parla, Il Manifesto, 4 aprile 2026

PALESTINA Presentato il rapporto di Francesca Albanese

Nel centro di detenzione nel deserto del Naqab, i prigionieri palestinesi detenuti dalle forze israeliane sono sottoposti a torture sistematiche e a condizioni che trasformano la detenzione in una forma quotidiana di annientamento.
Khaled M. è il primo avvocato a cui è stato permesso entrare in questi centri. Dopo anni in questo campo, afferma di aver assistito a un livello di violenze senza precedenti. Lo incontriamo a Ginevra, al Palais de Nations, durante la presentazione del rapporto della relatrice speciale Onu per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Khaled racconta di un uomo di 67 anni stuprato mentre aveva mani e piedi legati, filmato e deriso. Di un ragazzo di 20 anni spogliato e sottoposto a waterboarding. Un soldato è arrivato con un estintore; la parte superiore è stata inserita nell’ano – Khaled si scusa per la crudezza- la sostanza spruzzata all’interno. Il ragazzo vive oggi con gravi conseguenze psicologiche. Anche il personale medico è coinvolto: «I prigionieri vengono amputati senza anestesia».
L’avvocato riporta un’altra testimonianza, di una donna: «Mi hanno chiesto di sedermi sulle ginocchia, hanno inserito una bottiglia nella mia vagina, e mi hanno costretto a toglierla più volte. Sei persone».
A DIMOSTRAZIONE di ciò, l’ottavo report di Albanese, «Tortura e genocidio», raccoglie oltre 300 testimonianze, identificando nella tortura uno dei simboli di questo genocidio configurandola come strumento di sterminio, perpetuata attraverso la sistematica e violenta deprivazione della dignità umana. Un inferno quotidiano, imposto a corpi e vite, reso possibile non solo dall’azione di Israele, ma anche dalla complicità e dal silenzio dei nostri governi. Durante la presentazione, Albanese presta la sua voce ai sopravvissuti, le cui testimonianze continuano a vivere nonostante l’annientamento subito: «Uno dei soldati mi ha violentato inserendo con forza un bastone nel mio ano. Dopo circa un minuto lo ha tolto e lo ha inserito di nuovo con più forza mentre urlavo. Poi mi ha costretto ad aprire la bocca e a leccare il bastone. Desideravo morire mentre mi stavano violentando».
È SOLO UNA delle testimonianze riportate da Albanese, che documentano crimini contro l’umanità e violazioni della Convenzione contro la tortura e della Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio. «A Israele è stata di fatto concessa una licenza per torturare i palestinesi perché la maggior parte dei vostri governi, dei vostri ministri, lo ha permesso – denuncia Albanese – Tra ottobre 2023 e gennaio 2026, le forze israeliane hanno arrestato più di 18.500 palestinesi, inclusi bambini, soprattutto se erano medici, giornalisti, o operatori umanitari. Quasi 100 di loro sono morti in custodia. 4mila risultano ancora vittime di sparizione forzata. Migliaia sono stati detenuti senza accuse, trattenuti in condizioni disumane, picchiati, incatenati, abusati sessualmente, privati di cure mediche, affamati, stuprati».
Dopo la presentazione del rapporto, numerosi stati tra cui Slovenia, Irlanda, Spagna, hanno espresso sostegno al mandato della relatrice e denunciato l’uso sistemico della tortura da parte di Israele contro il popolo palestinese. L’Italia, invece, non ha espresso né sostegno né condanna: si è limitata a richiamare la relatrice al dovere di attenersi al proprio codice di comportamento, senza esprimersi nel merito delle accuse. Il divieto di tortura è una norma inderogabile (ius cogens): il silenzio non è neutralità, è complicità.
L’immobilità politica e la mancanza di volontà di agire rivelano i limiti di un sistema internazionale di matrice coloniale, formalmente costruito per tutelare il diritto, ma oggi incapace di farlo rispettare, fino a svuotarlo e sgretolarlo.
L’ambasciatore palestinese presso la sede Onu a Ginevra, Ibrahim Khraishi, intervistato nella sala del Café Suisse, afferma: «I doppi standard stanno uccidendo l’Europa. Si parla di valori condivisi con Israele, ma quali valori? Come si può dire di condividere i valori del genocidio? Gli europei devono difendersi». A queste parole fanno eco quelle di Albanese: «Ho fatto appello all’essere umano che è in voi: non siete stanchi? La diplomazia, in tempo di genocidio, non è neutrale. Com’è possibile che questa realtà non abbia ancora portato alla sospensione delle vostre relazioni con Israele?».
L’IMPUNITÀ alimenta i crimini: «La tortura fa all’individuo ciò che il genocidio fa a un gruppo in quanto tale. Un genocidio è diventato la forma estrema di tortura. Ciò che viene perso in Palestina sarà perso ovunque».

https://ilmanifesto.it/a-ginevra-gli-stupri-di-palestinesi-nelle-carceri-israeliane-litalia-non-parla

#tortureincarcere #palestinesitorturati #israeletorturatore
#rapportoportoAlbanese #genocidiogaza

@politica

 

Da Soumaila Diawara

Morto di abbandono: la vita di Alagie spezzata dal sistema.

Alagie Singathe aveva compiuto 29 anni ieri. Ventinove. Un’età che dovrebbe parlare di futuro, non di fine.

Da almeno cinque anni lavorava nei campi e sopravviveva nelle baracche di Torretta Antonacci, a Foggia: un luogo che non è una casa, non è un quartiere, non è vita. È abbandono organizzato.

Nelle ultime ore è stato trovato impiccato in quell’insediamento informale. Un posto dove nessun essere umano dovrebbe essere costretto a respirare, figurarsi a morire.

Questa morte arriva subito dopo l’alluvione che ha trasformato il ghetto in un mare di fango e acqua, lasciando centinaia di braccianti senza riparo, senza aiuti, senza Stato. Invisibili prima, cancellati dopo.

Bisogna voler essere ciechi per non vedere che questa è una morte politica. Dentro ci sono lo sfruttamento feroce nei campi, il caporalato che divora vite, l’assenza scandalosa di alloggi dignitosi, la sanità negata, il razzismo che diventa sistema. Non è una tragedia privata: è il risultato di scelte pubbliche, di omissioni deliberate, di indifferenza istituzionalizzata.

Nei ghetti del Foggiano la disperazione non è un’eccezione: è la normalità. Isolamento, miseria, solitudine, invisibilità sociale: questa è la quotidianità di chi raccoglie il cibo che finisce sulle nostre tavole.

E poi ci stupiamo quando qualcuno non regge più. Ma la verità è più dura: non si tratta di stupore, si tratta di responsabilità. Questa morte non è arrivata dal nulla. È stata preparata giorno dopo giorno, nel silenzio generale.

#migranti #lavoromigranti #foggiaemigranti

@news

 

Nuovo record negativo sul fronte delle nascite: siamo scesi a 1,14 figli x donna nel 2025 (da 1,18 del 2024) e abbiamo perso altre 15.000 nascite (da 369.944 a 355.000). Trend negativi che proseguono, ma zero reazioni.

Anzi, si conferma il totale fallimento delle scarse e frammentate politiche familiari degli ultimi anni, con qualsiasi governo al comando. Da notare come in appena 10 anni siamo nettamente peggiorati e abbiamo regioni come la Sardegna che hanno dati da Sud Corea (0,85 figli x donna).

Ma nulla si muove, e oltre al fatto di essere il Paese più anziano d'Europa con nuovo record dell'età media (47,1 anni), è anche quello dove il dibattito pubblico/politico su questo cambiamento epocale - mai osservato prima - è relegato ai margini.

L'Italia sembra vivere in un'incredibile bolla di "spegnimento" generalizzato, dove le stesse classi dirigenti non hanno più voglia di far nulla. Si sta fermi, immobili...

Almeno così si crede, perché in realtà la società sta cambiando rapidamente: sempre più gente sola, sempre meno figli e sempre più anziani, con divaricazioni territoriali che si amplificano di anno in anno, fra province e città, ma anche fra regioni; con il Sud/Isole dimenticate e "questione meridionale" sepolta da una coltre di indifferenza.

Dalla nascita della Repubblica Italiana, a mio avviso non si è mai raggiunto un tale livello di inazione, menefreghismo e stasi politica-sociale.

L'unico motivo per cui l'Italia non perde popolazione sono i flussi migratori e incredibilmente gli espatri degli italiani sono calati nel 2025 (anche se su questo dato vi sono varie discussioni).

Ora, tutti questi trend negativi (eccetto l'aumento dell'aspettativa di vita) non sono una novità. Sono anni che escono dati, report, etc. Sono anni che vengono lanciati allarmi e appelli. Ma è evidente, a partire dalle élite, che nessuno vuole realmente cambiare la rotta dell'Ospizio Italia, salvo qualche nicchia che cerca di salvare il salvabile.

Come ho scritto anche nel mio saggio, si è scelto l'agrodolce declino... Ma il mondo là fuori, come potete vedere ogni giorno, non lascerà tranquilla e in pace la vecchia Italia.

di #AlessandroLeonardi

#TGP #Italia #Demografia #Natalità #Politica #Società

Fonte: https://x.com/AleEquilibrium/status/2039058659766890509

@attualita

 

LA NEOLINGUA AL LAVORO

COME TRADURRE UN QUALSIASI ARTICOLO O SERVIZIO MAINSTREAM

di #laviniaMarchetti

PIÙ FREQUENTI

Invasione = Attraversamento dei confini
Invasione/Aggressione = Guerra preventiva
Colpo diretto = Impatto di detriti
Attacco = Autodifesa
Esercito nemico = Militanti/terroristi
Sterminio = Deterrenza necessaria
Pulizia etnica = Ricollocamento umanitario
Fame = Insicurezza alimentare
Infanticidio = Neutralizzazione di minacce latenti
Apartheid = Regime di sicurezza
Tortura = Pressione fisica moderata
Occupazione = Amministrazione di territori contesi
Massacro = Incidente operativo
Deportazione = Remigrazione
Prigionieri = Detenuti amministrativi
Bombardamento = Bonifica di infrastrutture ostili
Assedio = Chiusura amministrativa
Muro = Barriera di sicurezza
Furto di terre = Reclamazione demaniale
Espulsione = Ordine di evacuazione
Cecchini = Forze di contenimento
Distruzione di ospedali = Smantellamento di centri di comando
Ghetto = Area ad alta densità demografica
Strage per il pane = Incidente durante la distribuzione
Cancellazione di intere famiglie = Danni collaterali
Punizione collettiva = Misure preventive
Coloni armati = Residenti civili
Distruzione di uliveti = Esigenza tattica
Campo di concentramento = Centro di detenzione temporanea
Uccisione di giornalisti = Incidente in zona operativa
Genocidio = Diritto alla difesa
Omicidio = Neutralizzazione
Assalto dei coloni = Attrito
Distruzione di scuole = Smantellamento di basi operative
Fossa comune = Sito di sepoltura temporanea
Cancellazione di case = Rimozione di strutture abusive
Fucilazione di civili = Contenimento di minacce attive
Blocco dei beni vitali = Controllo delle forniture strategiche
Distruzione di università = Eliminazione di centri di incitamento
Sterminio di neonati = Conseguenza della densità abitativa
Resistenza armata = Attività terroristica non provocata
Perquisizioni brutali = Controlli preventivi
Rapimento di civili = Fermo per accertamenti
Furto d'acqua = Ottimizzazione delle risorse regionali
Prigionia di bambini = Detenzione di minori coinvolti in attività ostili
Cancellazione della storia = Restauro dell'identità originaria
Esecuzione sommaria = Neutralizzazione sul campo
Crimine di guerra = Errore tattico isolato
Diritto al ritorno = Minaccia all'integrità dello Stato
Diritto internazionale = Insieme di norme prive di validità nel contesto
Zonizzazione etnica = Pianificazione urbanistica per la sicurezza
Massacro chirurgico = Risposta mirata ad alta precisione
Politicidio = Stabilizzazione democratica dell'area

MENO FREQUENTI

Domocidio = Riqualificazione delle aree abitative ostili
Scolasticidio = Neutralizzazione di centri di radicalizzazione
Ecocidio = Bonifica delle aree di confine
Memoricidio = Unificazione del racconto storico
Distruzione di cimiteri = Operazioni di accertamento e recupero
Blackout delle comunicazioni = Misure di protezione del segnale
Arresti di medici = Fermo per verifiche sulla neutralità del personale
Sequestro di cadaveri = Procedure forensi per fini legali
Privazione del carburante = Contrasto alle capacità logistiche nemiche
Uso di fosforo bianco = Impiego di agenti oscuranti per la protezione delle truppe
Saccheggio di biblioteche = Recupero di reperti per la conservazione
Blocco di ambulanze = Accertamenti logistici prioritari
Cecchini contro civili in fuga = Risposta a profili di minaccia asimmetrica
Propaganda di Stato = Comunicazione strategica per la verità dei fatti
Impedimento di sepoltura = Procedure di gestione sanitaria d'emergenza
Distruzione di sistemi idrici = Bonifica di condotti sotterranei sospetti
Piani di annessione = Espansione dei piani regolatori nazionali
Cancellazione di toponimi = Ripristino della denominazione geografica ancestrale
Deportazione forzata = Trasferimento precauzionale di massa
Tortura dei prigionieri = Tecniche di pressione per la raccolta di informazioni
Bombardamento di panifici = Neutralizzazione di punti di approvvigionamento
Uccisione di intellettuali = Eliminazione di figure di incitamento
Riconoscimento facciale = Monitoraggio tecnologico dei flussi civili
Spoliazione di case private = Requisizione di beni in zona di combattimento
Uso di droni d'attacco = Monitoraggio aereo di precisione
Blocco frontiere per feriti = Controllo dei valichi per la sicurezza nazionale
Espropriazione di campi agricoli = Destinazione ad uso militare esclusivo
Scudi umani impiegati dall'esercito = Posizionamento tattico precauzionale
Distruzione di musei = Smantellamento di strutture di propaganda identitaria
Controllo delle nascite forzato = Politiche di gestione demografica sostenibile

#neolingua #manomissionelingua
#dalgergomilitareallalinguaitaliana

@scimmiasemiotica
@giornalismo

 

Non solo i social, anche giochi e app free che fino a poche settimane fa non ti invadevano di pubblicità durante l'uso. Un esempio è il blocco note istallato su Android. Da anni lo uso, la pubblicità è scattata da poco tempo.
Oppure le app necessarie per utilizzare per dei prodotti hardware. Per esempio, ho acquistato, su una nota piattaforma online, una telecamera da interno, la cui app è gonfia di pubblicità non appena la apri. Chiaramente l'ho recensita come "da non acquistare"!

Anche i giochi online ormai bombardano i fruitori di pubblicità, lo fanno senza sosta e si inventano marchingegni per i quali l'unico modo, se vuoi continuare a giocare, è guardare altrove e aspettare i tempi sempre più lunghi delle pubblicità.

Finalmente una proposta italiana (e concreta) per dare una regolata agli algoritmi dei social network | Wired Italia https://share.google/93iljVQcBYP7YchYa

#pubblicitàinvasivaonline

@marketing

@news

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Da Ilaria Cucchi (s3.poliversity.it)
submitted 1 week ago* (last edited 1 week ago) by emama@poliversity.it to c/politica@feddit.it
 

Da Ilaria Cucchi

Quando si sente dire che l’allievo supera il maestro, di solito è una buona notizia. In questo caso, tutto il contrario. Perché il maestro è Viktor Orbán, l’allieva Giorgia Meloni, e lo sport in cui si sfidano consiste nello “smantellare” la democrazia.

È questo il succo del nuovo rapporto di Liberties, rete che unisce gli sforzi di tante organizzazioni della società civile e che per un altro anno evidenzia una verità ormai inoppugnabile. La deriva autoritaria, in Europa, c’è davvero. E c’è soprattutto in Bulgaria, Croazia, Slovacchia, Ungheria. E Italia, per l’appunto.

La realtà purtroppo la conosciamo benissimo.

Intimidazioni contro i giornalisti. Criminalizzazione degli attivisti. Politiche discriminatorie a danno dei migranti. Pressioni e attacchi politici contro la magistratura - e per fortuna che abbiamo scongiurato il referendum. Senza parlare delle carceri. Decreti su decreti che non sono serviti a niente, mentre il numero dei detenuti continua a crescere e le loro condizioni a peggiorare.

Proprio dalle nostre celle, in fondo, può prendere spunto l’ormai ex maestro Orbán. Celle allo stremo, ma nonostante questo circondate dall’indifferenza. Il sogno di ogni autocrate. Lo specchio peggiore di una deriva che dobbiamo fermare al più presto

#Europa #derivaautoritaria #Italia #Bulgaria #Croazia #Ungheria #slovacchia #Liberties
#meloni #orban

@politica

[–] emama@poliversity.it 0 points 3 weeks ago

@gian_d_gian @scuola @news

Sono prove di regime autoritario. Stanno mutando la Costituzione, hanno pronta una nuova legge elettorale con premio di maggioranza che gli garantirà, se vincono, un potere talmente ampio che, con la riforma del premierato, non saremo più in democrazia, ma in democratura sul modello Orbán.
Per questo ora hanno bisogno, dopo aver preso il controllo della Rai e zittito le maggiori testate giornalistiche, di controllare la magistratura, prima cambiando sette articoli della Costituzione, poi se vincono con leggi ordinarie a colpi di maggioranza.

Queste prove non vanno prese sottogamba.

[–] emama@poliversity.it 0 points 1 month ago (2 children)

@informapirata @aitech
Che ci sia di mezzo lo zampino della Cia? 😉

[–] emama@poliversity.it 0 points 2 months ago

@emama@mastodon.uno @politica @news

Eppure ...
Ognuno di noi usa quasi quotidianamente o talvolta queste parole: algebra, algoritmo, zero, magazzino, dogana, facchino, ammiraglio, banca, limone, zafferano, carciofo, spinaci, zucchero, sciroppo, divano, tappeto, alcol, taccuino, lampada, arsenale.
Sono tutte direttamente derivate dall'arabo.
E sono solo una piccola parte.

[–] emama@poliversity.it 0 points 2 months ago* (last edited 2 months ago) (1 children)

@m3nhir @andreabont @informapirata @smaurizi @politica
Credo dipenda dal diverso potere che il Presidente americano ha su i corpi di polizia. Le Agenzie federali dipendono dal Presidente. Altri corpi di polizia invece sono dipendenti dai rispettivi Stati. Non dobbiamo dimenticare che gli USA sono una federazione di Stati che mantengono una considerevole indipendenza.

https://it.wikipedia.org/wiki/Forze/_di/_polizia/_degli/_Stati/_Uniti/_d%27America

[–] emama@poliversity.it 0 points 2 months ago (3 children)

@andreabont @informapirata @smaurizi @politica
Piantedosi non smentisce: «“Non risulta”, ha detto, precisando che ogni delegazione protegge i propri partecipanti come ritiene opportuno. Ha sottolineato che, in caso di arrivo, gli agenti americani si coordinerebbero con le forze italiane, una prassi definita normale e non un’ingerenza. Piantedosi ha inoltre ricordato che simili misure di sicurezza sono comuni durante visite di alti rappresentanti stranieri.»
https://tv.alanews.it/2026/01/24/milano-cortina-piantedosi-presenza-ice-non-confermata-prassi-normale-per-la-sicurezza/

[–] emama@poliversity.it 0 points 4 months ago

@informapirata mi ricorda quando da piccoli ci contingentavano il tempo davanti alla tv. I motivi erano simili. Non identici, però.

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