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Olimpiadi del Messico 1968, la clamorosa protesta

Durante le Olimpiadi di Città del Messico nel 1968, gli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos sollevarono il pugno guantato di nero sul podio della finale dei 200 metri. Un gesto, affiancato dall'australiano Peter Norman che indossava una spilla per i diritti civili, che denunciava la disuguaglianza razziale negli Stati Uniti, inserendosi nel contesto del nascente Black Power, radicalizzazione del movimento per i diritti civili ed umani. Accolto con una reazione feroce da parte delle autorità olimpiche, che portò all'espulsione e all'ostracismo degli atleti, oggi è riconosciuto come un atto di coraggio morale, trovando continuità in movimenti moderni e venendo celebrato a livello internazionale con statue, murales e riferimenti culturali

fattiperlastoria.it/olimpiadi-…

@storia

 

Oggi, 3 gennaio, Michael Schumacher compie 57 anni

Nato a Hürth (Germania, 9 km a sud-ovest di Colonia) il 3 gennaio 1969, è considerato uno dei migliori piloti di tutti i tempi in Formula 1.
Ha vinto 7 titoli mondiali (primo tedesco a laurearsi campione del mondo di Formula 1), i primi due con la Benetton (1994 e 1995) e successivamente cinque consecutivi con la Ferrari (2000, 2001, 2002, 2003 e 2004).

Ritiratosi una prima volta alla fine del 2006, tornò a correre nella stagione 2010, 41enne, con la Mercedes, per lasciare definitivamente alla fine del 2012.

Il 29 dicembre 2013 rimase gravemente ferito in un incidente su una pista da sci a Méribel, a seguito del quale trascorse diversi mesi in coma farmacologico. Attualmente, la famiglia mantiene un assoluto riserbo sulle sue condizioni di salute.

@formula1

 

Sfogliabile online e scaricabile in pdf il numero 6 (ultimo del 2025) del Notiziario Storico dell'Arma dei Carabinieri

Lo trovi qui
is.gd/cIOlu1

In questo numero

 

Sherlock Holmes è esistito veramente? La storia di Joseph Bell, il chirurgo che ispirò Arthur Conan Doyle nella creazione del celebre detective

Nato a Edimburgo nel 1837, Joseph Bell fu un medico molto stimato nel suo tempo nei campi dell’anatomia e della chirurgia. Apparteneva a una prestigiosa famiglia di chirurghi della capitale scozzese e riuscì a conquistarsi il rispetto della professione presso la Royal Infirmary e il Royal Hospital for Sick Children di Edimburgo.

storicang.it/a/e-esistito-sher…

 

Salieri, e quelle malelingue che lo accusano di aver voluto la morte di Mozart

Una nuova serie di Sky Atlantic riporta in auge la storia del presunto conflitto tra Mozart e Antonio Salieri. Ma è vera?

Wolfgang Amadeus Mozart rimane una delle personalità più celebri della storia della musica. Durante la sua breve vita, ha creato oltre 800 composizioni, assicurandosi un posto tra i più grandi esponenti della musica classica.

La serie di Sky Atlantic Amadeus, con Will Sharpe nel ruolo di Mozart, ritrae il suo periodo di maggior successo a Vienna e il presunto conflitto con il compositore Antonio Salieri.

Ma Amadeus non rappresenta un fatto storico. Sebbene la serie si concentri su un presunto conflitto tra Mozart e Salieri, le sue origini affondano più nella tradizione teatrale che in una biografia autentica.

La serie trae ispirazione dalla produzione teatrale di Peter Shaffer del 1979, intitolata Amadeus, a sua volta ispirata alla breve pièce teatrale di Alexander Pushkin del 1830 "Mozart e Salieri". L'opera di Pushkin reinterpretava l'ipotesi che Salieri avesse ucciso Mozart come punizione estrema.

La serie adotta apertamente questo approccio teatrale, con Salieri interpretato da Paul Bettany che si lamenta: "Lui [Mozart] aveva scritto un capolavoro, e io non ero altro che uno spettatore".

Esiste tuttavia una certa accuratezza storica. La serie descrive il periodo viennese di Mozart, quando ottenne un notevole successo e sposò Constanze Weber (interpretata da Gabrielle Creevy). Mozart e Salieri si impegnarono effettivamente in una competizione musicale, sebbene questa sembrasse molto più collegiale che ostile.

Nessuna prova credibile supporta l'affermazione che Salieri abbia ucciso Mozart. Mozart morì a Vienna il 5 dicembre 1791, a soli 35 anni. La sua morte prematura generò una notevole mitologia, tra cui la speculazione che Salieri lo avesse ucciso per vendetta.

Questa teoria probabilmente prese piede perché Mozart avrebbe sospettato un avvelenamento durante i suoi ultimi giorni, il che diede origine ad accuse contro Salieri. Queste voci persistettero per anni, rafforzate dall'opera teatrale di Aleksandr Pushkin del 1830.

Mozart dimostrò un talento eccezionale fin da piccolo. A tre anni eseguiva brani per tastiera; a cinque anni, si recò a Vienna per suonare per l'imperatrice del Sacro Romano Impero Maria Teresa. Questa performance di successo portò a una lunga tournée in cui il giovane Mozart impressionò il pubblico di tutta Europa.

Al suo ritorno, ricevette la carica onoraria di Konzertmeister nell'orchestra di corte di Salisburgo dell'arcivescovo Colloredo, ottenendo infine un impiego retribuito. Tuttavia, nacquero delle tensioni; sia lui che suo padre non erano d'accordo con l'arcivescovo Colloredo, che ritenevano preferisse i musicisti italiani e limitasse l'espressione artistica.

Alla ricerca di migliori prospettive, Mozart viaggiò molto durante la prima età adulta. La sua decisione decisiva arrivò nel 1781, quando si trasferì a Vienna, dando inizio al suo periodo di maggiore successo, come mostrato in Amadeus.

Sebbene meno famoso di Mozart oggi, Antonio Salieri ebbe un enorme successo come compositore italiano durante la sua epoca. Tra le sue opere operistiche figurano Armida, Les Danaïdes e Europa Riconosciuta.

Come educatore e suddito asburgico, ricevette l'incarico di direttore d'opera italiano dalla corte asburgica, dove rimase in carica dal 1774 al 1792, affermandosi come la principale figura dell'opera italiana a Vienna.

La sua reputazione si estese oltre Vienna; si esibì in tutta Europa e compose per i teatri d'opera di Venezia, Roma e Parigi.

Anche quando la sua carriera artistica declinò, Salieri rimase un insegnante molto stimato. Tra i suoi allievi figurava Franz Schubert.

 

Oggi, 21 dicembre, 100 anni fa, a Mosca la presentazione al teatro Bol'šoj del film "La corazzata Potëmkin"

Il 27 giugno 1905, a bordo della corazzata Potëmkin, si verificò un ammutinamento dell'equipaggio, causato dal rifiuto di mangiare carne piena di vermi servita a bordo.
Quando l'ufficiale di guardia tentò di fucilare i marinai ribelli, l'intera nave si sollevò.
A capo degli insorti si mise il sottufficiale torpediniere Afanasij Matjušenko, che sperava che la flotta russa si unisse alla rivolta.
La corazzata issò la bandiera rossa e si diresse verso Odessa, dove si unì a uno sciopero generale.
La mattina del 30 giugno, due squadriglie navali giunte al porto ordinarono ai ribelli di arrendersi, ma l'esercito zarista si rifiutò di sparare, permettendo alla Potëmkin di salpare verso il mare aperto.
Dopo giorni di fuga, l'equipaggio dovette deporre le armi al porto di Costanza.
Matjušenko riuscì a nascondersi in Romania, ma al suo ritorno in Russia nel 1907 fu scoperto e giustiziato per impiccagione.

Il film La corazzata Potëmkin, diretto da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn nel 1925, narra la vicenda dell'ammutinamento.
Il film, ambientato a giugno del 1905, è considerato una delle più note e influenti opere della storia del cinema.
Presentato il 21 dicembre 1925 al teatro Bol'šoj di Mosca, la prima proiezione aperta al pubblico avvenne il 21 gennaio 1926.
Il film è suddiviso in cinque atti: "Uomini e vermi", "Dramma sul ponte", "Il morto chiama", "La scalinata di Odessa" e "Una contro tutte".
La celebre scena della scalinata di Odessa, sebbene non corrispondente alla realtà storica (il massacro avvenne di notte in vie secondarie), è diventata un simbolo del cinema.
Il film fu diffuso a livello internazionale nonostante le ritrosie governative, grazie all'intervento del poeta Vladimir Mayakovskij.
Nel 1958 una giuria internazionale lo considerò "il miglior film di tutti i tempi", e nel 1998 il critico Roger Ebert lo definì "una delle pietre miliari della storia del cinema".

 

Oggi, 12 dicembre, nel 1969, la strage di Piazza Fontana a Milano

La strage di Piazza Fontana è un attentato terroristico perpetrato il 12 dicembre 1969 alle ore 16:37 presso la sede milanese della Banca Nazionale dell'Agricoltura, situata in piazza Fontana. La detonazione di un dispositivo esplosivo contenente 7 chilogrammi di tritolo provocò 17 vittime e 88 feriti, costituendo l'evento inaugurale della strategia della tensione in Italia.

L'attentato si inseriva in una sequenza coordinata di cinque ordigni esplosivi posizionati a Milano e Roma nel medesimo pomeriggio. Nella capitale, le esplosioni presso l'Altare della Patria in piazza Venezia e presso la Banca Nazionale del Lavoro causarono 16 feriti. A Milano, un secondo ordigno fu rinvenuto inesploso in piazza della Scala.

Le investigazioni si orientarono inizialmente verso la cosiddetta "pista anarchica", determinando l'arresto di Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli. Il primo fu indicato come colui che materialmente aveva posto la bomba nell'atrio della banca, mentre il secondo decedette il 15 dicembre in seguito a una caduta dalla finestra della questura di Milano.
Al pari di altre stragi nel decennio successivo, quella di piazza Fontana dovette subire attività di depistaggio che portarono a svelare connivenze tra componenti deviate dell'apparato statale e formazioni eversive.

Nel 2005, la Corte di Cassazione ha accertato la responsabilità del gruppo neofascista del Triveneto Ordine Nuovo, sotto la direzione di Franco Freda e Giovanni Ventura. Tuttavia, entrambi non hanno potuto essere sottoposti a procedimento penale in virtù del principio giuridico del ne bis in idem.
L'ex militante di Ordine Nuovo Carlo Digilio, divenuto collaboratore di giustizia, ha confermato il coinvolgimento dell'organizzazione nell'attentato.

Per approfondire:
raiplaysound.it/playlist/12dic…

 

Università: se Bologna ci ricorda Berkley,dalla newsletter di Andrea Bosio

Martin Luther King durante un comizio

Siamo negli Stati Uniti della lotta per i diritti civili, gli anni ‘60. Il dibattito nazionale è forte: le discriminazioni per i cittadini di discendenza afroamericana sono solide fin dall’indomani della Guerra civile, soprattutto negli stati del Sud; molti dei diritti affermati sulla carta lì rimanevano.

labuonastoria.substack.com/p/2…

 

Cosa ci racconta il DNA di Hitler?

Un articolo di History Extra (BBC History Magazine) svela i risultati di una ricerca unica: per la prima volta, è stato analizzato il DNA di Adolf Hitler, prelevato dal sangue su un pezzo di tessuto del divano dove si suicidò nel 1945. Una ricerca effettuata da Turi King (genetista) e Alex J Kay (storico), che hanno sposato la genetica con la storia. A 80 anni dalla sua morte, Hitler's DNA: Blueprint of a Dictator, un documentario innovativo prodotto da Blink Films e attualmente in onda su Channel 4, ha svelato una nuova fonte presentando i risultati dell'analisi.

Ecco le scoperte più sorprendenti:
- Nessuna origine ebraica: il mito che circolava dagli anni ’20 è stato definitivamente smentito.
- Una rara mutazione genetica: Hitler aveva la sindrome di Kallmann, che può causare bassa produzione di testosterone, anomalie nello sviluppo sessuale e ridotta libido. Questo spiegherebbe il suo apparente disinteresse per le relazioni intime e la vita privata, a differenza di altri leader nazisti.
- Punteggi genetici eccezionali: il suo DNA lo collocava nell’1% più alto per predisposizione a schizofrenia, autismo e disturbo bipolare. Ma attenzione: non significa che avesse queste condizioni, solo che il suo profilo genetico era estremamente raro.

La genetica non giustifica le azioni di una persona, ma può aiutare a comprendere aspetti della sua vita che la storia ha lasciato in ombra.

Il link all'articolo (che è in inglese e leggibile dietro accettazione di condizioni)
historyextra.com/period/second…

#Hitler
#genetica
#Dna

@storia

 

Oggi, 16 novembre, nel 1922, il discorso di Mussolini alla Camera: "Potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli"

La mattina del 28 ottobre, migliaia di squadristi fascisti, calcolati in circa 26.000, provenienti per lo più dalla Toscana e dall'Italia centro-settentrionale, si radunarono nei pressi di Roma, pronti a marciare sulla Capitale.
Vestiti con camicie nere e scarsamente armati ed equipaggiati, erano convinti di essere protagonisti di un'epopea nazionale destinata a rovesciare il governo e a instaurare un nuovo ordine politico. In realtà la "marcia su Roma" non era intesa da Mussolini che l'aveva promossa come una battaglia, ma come una dimostrazione di potenza.

Il 16 novembre Benito Mussolini tenne un discorso alla Camera dei Deputati, il suo primo discorso da Primo Ministro.
Dopo essere stato incaricato di formare un nuovo governo, prese la parola per presentare i suoi ministri. Si mostrò arrogante e affermò che avrebbe potuto chiudere il Parlamento e formare un governo composto solo da fascisti. Ma aveva deciso di non farlo, almeno non subito.
Affermò inoltre che la "rivoluzione delle camicie nere" era sua, da proteggere e ampliare. Una frase celebre del suo discorso fu: "Avrei potuto trasformare questa stanza silenziosa e grigia in un bivacco di squadristi" (leggi il discorso qui:it.wikisource.org/wiki/Italia_… )
Il suo atteggiamento e il suo modo di parlare mostravano una mancanza di rispetto per il Parlamento.
Dopo il suo discorso, il leader socialista Filippo Turati rispose con un testo intitolato "Il Parlamento è morto", criticando Mussolini e la sua visione per l'Italia.

#ildiscorsodelbivacco
#otd
#accaddeoggi
#16novembre1922

@storia

 

Oggi, 12 novembre, nel 2003, l'attentato alla base italiana Maestrale di Nassiriya

Alle ore 10:40 (locali), un'autocisterna carica di esplosivo, stimato tra 150 e 400 chili, fu lanciata a tutta velocità contro l'ingresso della base, che ospitava la Multinational Specialized Unit (MSU) italiana dei Carabinieri.
Il camion superò le barriere passive e esplose davanti ad una palazzina di tre piani, provocando un'esplosione di grande portata che sventrò l'edificio e innescando l'esplosione del deposito munizioni, causando gravi danni anche alla sede vicina "Libeccio".
L'attacco provocò la morte di 28 persone, di cui 19 italiani (12 carabinieri, 5 militari dell'Esercito e 2 civili, il regista Stefano Rolla e il cooperatore internazionale Marco Beci), e 9 iracheni.

Antefatto
Nel mese di marzo 2003 aveva preso il via l’operazione “IraqiFreedom” (OIF), nota anche quale Seconda Guerra del Golfo, condotta da una coalizione composta principalmente degli eserciti degli USA e della Gran Bretagna. Il 1º maggio 2003, con l’ingresso delle truppe alleate in Baghdad, la guerra ebbe ufficialmente termine, anche se di fatto gli eserciti stranieri non avevano ancora il controllo pieno del territorio, iniziando a subire da subito gravi perdite inflitte dalla resistenza irachena attraverso l’attuazione di attacchi
terroristici.
La Risoluzione ONU 1483 del 22 maggio 2003, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, invitò tutti gli Stati a contribuire alla rinascita dell’Iraq, favorendo la sicurezza del popolo iracheno e lo sviluppo della nazione.
L’Italia partecipò attraverso la missione “Antica Babilonia” fornendo forze armate dislocate nel sud del Paese, con base principale proprio a Nassiriya

Le indagini
Si sospettò il coinvolgimento di Abu Musab al-Zarqawi e di una cellula terroristica libanese legata ad Al-Qaeda. Un membro di al-Qaeda, Abu Omar al-Kurdi, si dichiarò responsabile dell'organizzazione dell'attacco, affermando che la base fu scelta perché situata lungo una strada principale facilmente accessibile. Tuttavia, poiché tutti i diretti responsabili risultarono morti, l'inchiesta fu archiviata per mancanza di imputati viventi.
Fu altresì aperta un’inchiesta per accertare eventuali carenze nelle misure di sicurezza della base. I comandanti militari italiani furono inizialmente coinvolti, ma furono assolti in sede penale con formula piena. Tuttavia, nel 2019 la Corte di Cassazione ha ritenuto civilmente responsabile l'ex generale Bruno Stano, allora comandante della missione italiana, condannandolo al risarcimento dei familiari delle vittime per aver sottovalutato il rischio terroristico.

@storia

 

L’Eccidio di Kindu – 11 novembre 1961: il sacrificio dimenticato dei 13 aviatori italiani - Difesa Online

Nel 1960 il Congo, da poco indipendente dal Belgio, era precipitato in una violenta crisi interna. Le Nazioni Unite inviarono un contingente internazionale. L’Italia partecipò alla missione con personale dell’Aeronautica Militare, impiegato per il trasporto umanitario e logistico.

L’11 novembre, due velivoli da trasporto C-119 “Flying Boxcar” della 46ª Aerobrigata dell’Aeronautica Militare Italiana atterrarono presso l’aeroporto di Kindu con carichi di rifornimenti destinati ai caschi blu malesi.

Dopo lo scarico dei materiali, gli equipaggi, disarmati e in abiti militari, si recarono alla mensa della guarnigione ONU. In quel momento, un’unità di militari congolesi ammutinatisi che aveva preso posizione contro il governo centrale e contro il contingente ONU intervenne. Gli aviatori furono catturati, portati in un locale carcere della città e in poche ore trucidati brutalmente: alcuni furono uccisi a colpi di mitra, altri furono mutilati o assassinati con macete.

difesaonline.it/2025/11/11/lec…

@storia

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