piratepost

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"Siamo la Commissione UE: ogni resistenza è inutile!". La nostra regina Borg ci regala l'app per la verifica dell’età online

Per i cittadini non c'è più scampo le grandi piattaforme digitali “non ci sono più scuse”. Parola di Ursula von der Leyen, che annuncia il nuovo sistema europeo per la verifica dell’età degli utenti online

wired.it/article/app-europea-v…

@privacypride

 

Gli hackerspace sono spazi fisici gestiti dalla comunità, dove le persone possono incontrarsi e lavorare ai propri progetti. Ecco la mappa di quelli italiani!

hackerspaces.org è una Wiki dedicata a chiunque desideri condividere le proprie esperienze e domande relative agli hackerspace con la comunità globale degli hackerspace.

Costruire! Unire! Moltiplicare!!

@pirati

wiki.hackerspaces.org/Italy

 

La militarizzazione di Starlink e il suo impatto sulla stabilità strategica globale

@informatica

In questo articolo, due ricercatori della National University of Defense Technology, affiliata all'Esercito Popolare di Liberazione, sostengono che Starlink avrà un impatto negativo sulla stabilità globale, alla luce delle sue evidenti applicazioni militari, dell'aumento dei rischi di incidenti e collisioni nello spazio e dello stretto rapporto tra SpaceX e le forze armate statunitensi. Gli autori prevedono un aggravamento del dilemma della sicurezza man mano che altri Paesi reagiranno all'ampio dispiegamento di Starlink da parte degli Stati Uniti, con conseguenti ripercussioni sulla stabilità strategica nello spazio.

interpret.csis.org/translation…

 

Gli strumenti di verifica dell’età online si diffondono negli Stati Uniti per la sicurezza dei bambini, ma il vero obiettivo sono gli adulti

- Le nuove leggi statunitensi ideate per la sicurezza dei minori online stanno costringendo milioni di americani adulti a sottoporsi a controlli obbligatori per la verifica dell’età, che spesso utilizzano la tecnologia dell’intelligenza artificiale, e stanno creando notevoli grattacapi alle aziende di social media che cercano di trovare un equilibrio tra conformità legale e privacy per gli utenti.
- Circa la metà degli stati degli Stati Uniti ha promulgato o sta promuovendo leggi che impongono alle piattaforme, tra cui siti di contenuti per adulti, servizi di gioco online e app di social media, di bloccare gli utenti minorenni.
- Grandi volumi di dati sensibili sull’identità possono diventare bersagli per le richieste del governo e degli hacker. Ma a un livello più profondo, la sorveglianza colpisce le fondamenta di un Internet libero e aperto, affermano i sostenitori delle libertà civili, e la scorsa settimana una sentenza del tribunale della Virginia, citando il Primo Emendamento, ha confermato la decisione.

cnbc.com/2026/03/08/social-med…

@privacypride

 

Nuove frontiere del bigottismo - La pornografia che raffigura relazioni sessuali tra parenti acquisiti sarà vietata

La cosiddetta pornografia "appena legale" e i contenuti che raffigurano relazioni sessuali tra parenti acquisiti saranno vietati nell'ambito degli sforzi per regolamentare la condivisione di immagini intime.

Il provvedimento nasce anche da alcune criticità riscontrat nella società anglosassone:

"In effetti, nel Regno Unito, circa la metà di tutti i casi di abusi sessuali su minori vengono perpetrati da genitori acquisiti, eppure la rappresentazione di questo tipo di pornografia consente alle aziende produttrici di porno di trarre profitto da contenuti che raffigurano qualcosa che è assolutamente illegale nel Regno Unito."

lbc.co.uk/article/pornography-…

@eticadigitale

 

Registration for the European Pirate Academy is now open!

The Pirate Academy combines digital workshops and classes with an individual group excursion and simulation of a legislative negotiation, inside the European Parliament in Brussels. The course is focused on European policy, specifically on trade and security. Participants will also learn about the core principles and political goals of the European Pirates. The European Pirate Academy is open to all participants regardless of political affiliation.

The admission process will take place in two rounds. The first round will be open from 15.2. to 6.3.. The second round will be held in the first weeks of March.

@progressivepolitics

framaforms.org/pirate-academy-…

 

Tecnocapitalismo USA: controllare gli utenti o smontare le premesse giuridiche degli oligopoli? Il post della prof.ssa Federica Capelluti su X

@eticadigitale

Alla domanda “come affronterebbe il controllo pervasivo del tecnocapitalismo statunitense?” si può provare a rispondere chiedendosi se sia più utile, per affrontare il problema, controllare gli utenti oppure lavorare sulle leve economico-giuridiche che hanno permesso la nascita e il consolidamento degli oligopoli tecnologici.
Qui alcuni appunti su indizi della natura pretestuosa di certi slogan ricorrenti, addotti per giustificare il controllo, e su possibili leve concrete da costruire o da azionare perché, anche quando esistono, restano sistematicamente eluse.

1) Sui pretesti.

Primo indizio: la prima tutela dei minori dovrebbe essere a scuola

La tutela dei minori è un obiettivo legittimo, ma rischia di venir usato come passepartout per l'identificazione e il controllo generalizzato dell’accesso alla rete e delle comunicazioni private, vd. iniziative come la verifica dell'età e Chat Control 2.0.
La Commissione UE ha pubblicato un modello per la verifica dell’età che, sulla carta, prova a essere rispettoso della privacy dell’utente verso la piattaforma o la app finale [ec.europa.eu/commission/pressc… ma in ogni caso introduce un meccanismo di controllo in accesso. Il modello è costruito sulle stesse specifiche del portafoglio europeo di identità digitale (digital ID wallet / EUDI Wallet) e pensato per integrarsi con esso. Non è difficile intravedere almeno un rischio di slittamento d’uso: ciò che nasce per una categoria di contenuti può diventare infrastruttura di accesso e quindi di sorveglianza [edri.org/our-work/showing-your… e di conseguenza anche di chilling effect, cioè di incentivo all’autocensura e persuasione a non utilizzare spazi digitali perfettamente leciti.
Se davvero l’interesse primario fosse sui minori, si sarebbe dovuto partire dalla scuola. In primo luogo, si sarebbe dovuto evitare di normalizzare ecosistemi proprietari nella scuola (e nell'università). Invece è stato fatto l’opposto: durante e dopo la pandemia, con la DAD, la dipendenza da piattaforme private #GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft) si è consolidata enormemente [[altreconomia.it/la-scuola-ital…](https://altreconomia.it/la-scuola-italiana-al-mercato-dei-dati/%5D.)
La piattaformizzazione (platformisation) dell’educazione è stata presentata e introdotta come una innovazione “neutrale”, come semplice “uso di strumenti digitali”, ma nella realtà è una trasformazione profonda che implica una riorganizzazione della scuola (e del senso della scuola) attorno alla piattaforma stessa. Non è solo una questione tecnica-economica ma ha a che fare con i fini dell’educazione, l’autonomia dell’istituzione, e la forma mentis che coltiviamo negli studenti stessi. Si tratta di una trasformazione che espone la scuola a “una riduzione in chiave utilitaristica” [[testoesenso.it/index.php/testo…](https://testoesenso.it/index.php/testoesenso/article/view/599%5D.) Inoltre, anche dal punto di vista dell'interesse economico pubblico questa scelta è controproducente perché induce trasferimento di ricchezza della collettività (attraverso la spesa pubblica) ad attori privati extra-nazionali, rinforzando il lock-in tecnologico. Una ricchezza che invece potrebbe alimentare la creazione di infrastrutture e servizi pubblici in un ciclo economico positivo, di sviluppo, per la collettività stessa.
Ovviamente esistono alternative, abilitate dal software libero, da standard aperti e interoperabili e da infrastrutture pubbliche, ma le proposte in tal senso rimangono sostanzialmente inascoltate. Qui un’iniziativa recente ma utile a ricordare che la normativa italiana è già orientata a privilegiare soluzioni non proprietarie, ma raramente viene applicata [[softwarelibero.it/sites/defaul…](https://www.softwarelibero.it/sites/default/files/fields/field_file/lettera_istruzione_190425.pdf%5D.)
Perciò, quando si parla di “tutela dei minori” e al contempo li si immerge fin dalla scuola in un ambiente digitale strutturalmente tossico (per es., a rischio estrazione dati e profilazione, a rischio dipendenza tecnologica, per non parlare dei rischi relativi alla qualità e alla natura dell'appredimento) [Vd. come esempio concreto: [noyb.eu/it/noyb-win-microsoft-…](https://noyb.eu/it/noyb-win-microsoft-ordered-stop-tracking-school-children%5D,) le priorità andrebbero riviste. Infine, tutto il discorso relativo alla necessità di verifica dell'età ignora le possibilità offerte dagli strumenti di parental control che possono essere utilizzati dalle famiglie. Si dovrebbe lavorare a rendere questi strumenti più incisivi e facili da utilizzare.

Secondo indizio: istituzionalmente è più “comodo” negoziare con pochi attori

Un elemento più antipatico forse da accettare ma reale deriva dal constatare come, dal punto di vista delle istituzioni UE, un ecosistema pienamente plurale e decentralizzato (cosa tecnicamente possibile) sia molto più difficile da gestire. La storia recente (per es. nel periodo pandemico) ci dimostra che la CE preferisce interagire, anche attraverso canali informali [vd. judiciary.house.gov/sites/evo-… con un numero ristretto di piattaforme proprietarie per regolare il discorso pubblico. Esiste cioè un incentivo strutturale in tema di “social” a preferire oligopoli digitali perché abilitano scorciatoie politicamente molto appetibili per la moderazione dei contenuti.

Terzo indizio: “take back control” europeo, ma di cosa?

Suona bene “take back control”, ma è retorico se a monte non si affrontano alcuni nodi strutturali. Primo, la dipendenza extra-UE lungo tutta la filiera digitale (software, cloud, cybersicurezza, hardware). Uno studio del Parlamento europeo 2025 la mappa in modo esplicito le dipendenze europarl.europa.eu/thinktank/e…
Secondo, gli effetti extraterritoriali delle infrastrutture globali. Qui [roars.it/chi-ha-paura-della-li… ho fatto due esempi, riferendomi al caso di Francesca Albanese e a quello della Corte Penale Internazionale, per mostrare come la sovranità, anche a livello giurisdizionale, possa essere “bucata” grazie alla natura globale/transnazionale dei sistemi e servizi bancari e digitali.
In sintesi, aggiungere “regole” per l’accesso a internet e ai social non scalfisce minimamente le piattaforme oligopoliste. Le regole sono semmai rivolte contro gli utenti, di certo non contro le Big Tech.

2) Sulle leve concrete

Innanzitutto, gli oligopoli non sono un accidente della natura: sono il frutto di scelte normative e politico-economiche (e culturali) che hanno costruito recinti da cui è molto difficile uscire.
Per questo la soluzione non dovrebbe essere cercare di contrapporre a questi “giganti” altri giganti “nostrani” ma smontare le premesse giuridiche su cui si è potuta consolidare la la loro natura oligopolista. È questa natura oligopolista o accentrata (anche statale o unionale) delle tecnologie ad essere di per sé un pericolo per la democrazia, a prescindere da chi le controlla.

La leva tecnico-giuridica: il diritto (o divieto) di aggirare i recinti tecnologici

La leva tecnico-giuridica è quella che negli USA con il DMCA (Digital Millennium Copyright Act) e in Europa con direttive affini sul copyright digitale rende difficilissimo se non rischioso (per il consumatore) se non addirittura proprio illegale aggirare quelle che sono vere e proprie limitazioni d’uso dei propri dispositivi o accesso ai propri dati. Vd. per fare un esempio le ricadute sul tema della riparazione [repair.eu/resources/policy-bri…
Allargo volutamente il discorso ai dispositivi perché, mentre l’UE sta ponendo grande attenzione ai “social”, abbiamo un duopolio Apple/Google a governare il mercato degli smartphone, strumenti che stanno diventando l’interfaccia primaria della vita sociale, economica e politica. @demartin ha scritto un libro proprio su questo, dove mostra come, rispetto al vecchio PC, lo smartphone comprime libertà basilari (installare liberamente, cambiare sistema operativo, manipolare davvero il dispositivo, avere più di un profilo utente per dispositivo – tanto per riallacciarsi al tema della tutela dei minori). Fino ad arrivare al paradosso che siamo noi ad essere posseduti dal dispositivo più che il contrario. [addeditore.it/prodotto/juan-ca… nexa.polito.it/wp-content/uplo…
Le stesse problematiche riguardano un’infinità di oggetti di uso comune e di lavoro il cui controllo viene sempre più esternalizzato dall’utente grazie all’elettronica, al firmware e al governo su cloud. Il che ha anche tutta una serie di ovvie e non positive conseguenze sulla tanto declamata sicurezza, ma il fatto rimane in secondo piano.
Insomma, “riprendere controllo” sul serio vorrebbe dire prima di tutto rimuovere i blocchi giuridici e tecnici che impediscono all’utente di possedere davvero i “suoi” dispositivi e i “suoi” dati. Solo così potrebbe crearsi un mercato plurale e decentralizzato di imprese tecnologiche e comunità che creano servizi e strumenti indipendenti. Cory Doctorow ha presentato una strategia di questo tipo nel caso del Canada, ma è un’analisi che si adatta anche all’UE; è molto interessante e il titolo è significante: “Disenshittification Nation”: [[pluralistic.net/2026/01/29/pos…](https://pluralistic.net/2026/01/29/post-american-canada/#ottawa].)

3) Cose fattibili da adesso (con volontà politica) per contrastare la pervasività delle Big Tech

Sul lato delle piattaforme, qualcosa di realistico e incisivo si potrebbe fare da subito, con volontà politica, a partire da scuola/università e P.A., come primo terreno di decolonizzazione dalle #GAFAM.
In secondo luogo, andrebbero azionati requisiti democratici minimi su tutte le piattaforme online, e tanto più sulle very large.
Requisito minimo #1: per tutte le piattaforme, algoritmi open source realmente ispezionabili/verificabili, perché oggi determinano visibilità, priorità, la formazione delle varie echo-chamber e conseguente polarizzazione degli utenti. Conoscerli e poterli verificare è molto istruttivo, quantomeno, e culturalmente e politicamente importante.
Requisito minimo #2 (il più importante): algoritmi di moderazione “neutrali” salvo la rimozione di contenuti illegali (filiera che peraltro dovrebbe essere sotto il controllo della polizia postale e delle apposite agenzie statali). Per il resto: pluralismo e controllo da parte dell’utente, non “verità d’autorità”.
Infine: alternative concrete alle grandi piattaforme social esistono già. Un esempio di “sistema decentralizzato e plurale” che conosco come utente è Mastodon (Fediverso): software libero, federato, basato su protocollo ActivityPub: abilita un pluralismo reale perché si basa su molteplici istanze/moderazioni e non su un centro unico. Proprio perché pluralista, la moderazione è locale e più frammentata; la scoperta di contenuti richiede maggiore iniziativa da parte dell’utente, la governance è senz’altro più faticosa perché è a carico degli utenti che creano e mantengono le istanze. È il prezzo di non avere un sovrano. Sobbarcarselo, probabilmente, richiede anche un cambiamento culturale.

Qui il post originale

 

Un nuovo disegno di legge a New York richiederebbe dichiarazioni di esclusione di responsabilità sui contenuti di notizie generati dall'intelligenza artificiale

Un nuovo disegno di legge presentato all'assemblea legislativa dello Stato di New York imporrebbe alle organizzazioni giornalistiche di etichettare il materiale generato dall'intelligenza artificiale e di sottoporre tali contenuti a revisione umana prima della pubblicazione. Lunedì, la senatrice Patricia Fahy (D-Albany) e la deputata Nily Rozic (D-NYC) hanno presentato il disegno di legge , denominato "The New York Fundamental Artificial Intelligence Requirements in News Act" (in breve "NY FAIR News Act").

niemanlab.org/2026/02/a-new-bi…

Se vuoi conoscere le ultime notizi sulla #IntelligenzaArtificiale, puoi seguire il gruppo @aitech

 

AI & Deepfake: il mondo che credi reale è già morto. Chi controlla la narrazione detiene il potere

Non è il futuro che fa paura. È il presente che fingiamo di non vedere: è parte della guerra cognitiva globale. Va oltre alla propaganda classica ed è più profonda, intima ed epistemica.

tommasin.org/blog/2026-01-15/a…

Il nuovo post di @nagaye

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Il post di fuoco dell'amministratore delegato di Cloudflare, multata da Agcom per non aver bloccato i siti segnalati da #PiracyShield

@informatica

Ieri un organo quasi-giudiziario in Italia (l'Agcom, ndr) ha multato @cloudflare per 17 milioni di dollari per non essersi allineato al loro schema per censurare Internet. Lo schema, che persino l’UE ha definito preoccupante, ci richiedeva, entro soli 30 minuti dalla notifica, di censurare completamente da Internet qualsiasi sito ritenuto contro gli interessi di un’oscura cabala di élite mediatiche europee. Nessun controllo giudiziario. Nessun processo equo. Nessun ricorso. Nessuna trasparenza. Ci richiedeva di non solo rimuovere i clienti, ma anche di censurare il nostro risolutore DNS 1.1.1.1, il che rischiava di oscurare qualsiasi sito su Internet. E ci richiedeva di non solo censurare il contenuto in Italia, ma a livello globale. In altre parole, l’Italia insiste che un’oscura cabala mediatica europea dovrebbe poter dettare cosa è e non è consentito online.

Questo, ovviamente, è SCHIFOSO e persino prima della multa di ieri avevamo diverse sfide legali in corso contro lo schema sottostante. Noi, ovviamente, combatteremo ora la multa ingiusta. Non solo perché è sbagliata per noi, ma perché è sbagliata per i valori democratici.

Inoltre, stiamo considerando le seguenti azioni:

  1. interrompere i milioni di dollari in servizi di cybersecurity pro bono che stiamo fornendo alle imminenti Olimpiadi di Milano-Cortina;
  2. interrompere i servizi di cybersecurity gratuiti di Cloudflare per qualsiasi utente con sede in Italia;
  3. rimuovere tutti i server dalle città italiane;
  4. e terminare tutti i piani per costruire un ufficio Cloudflare in Italia o effettuare qualsiasi investimento nel paese.

Gioca a giochi stupidi, vinci premi stupidi. Anche se ci sono cose che gestirei diversamente dall’attuale amministrazione statunitense, apprezzo JDVance per aver assunto un ruolo di leadership nel riconoscere che questo tipo di regolamentazione è una questione fondamentale di commercio sleale che minaccia anche i valori democratici. E in questo caso ElonMusk ha ragione: #FreeSpeech è critico e sotto attacco da parte di una cabala fuori tocco di policymaker europei molto disturbati.

Sarò a DC all’inizio della prossima settimana per discutere di questo con i funzionari dell’amministrazione statunitense e incontrerò il CIO a Losanna poco dopo per delineare il rischio per i Giochi Olimpici se #Cloudflare ritira la nostra protezione di cybersecurity.

Nel frattempo, rimaniamo felici di discutere di questo con i funzionari del governo italiano che, finora, si sono rifiutati di impegnarsi oltre l’emissione di multe. Crediamo che l’Italia, come tutti i paesi, abbia il diritto di regolamentare il contenuto sulle reti all’interno dei suoi confini. Ma devono farlo seguendo lo Stato di Diritto e i principi del Processo Equo. E l’Italia certamente non ha il diritto di regolamentare cosa è e non è consentito su Internet negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Canada, in Cina, in Brasile, in India o ovunque al di fuori dei suoi confini.

QUESTA È UNA BATTAGLIA IMPORTANTE E VINCEREMO!!!

.............

un altro esempio di quanto sia folle tutto questo: l'ordinanza che ci multa nota che Cloudflare ha avuto poco meno di 8 milioni di dollari di fatturato in Italia nel 2024. Ma il piano consente "fino al 2% del RICAVI GLOBALI" per danni. L'utilizzo dei ricavi globali è un ulteriore esempio di eccesso extragiudiziale. #assurdo

https://x.com/eastdakota/status/2009654937303896492

 

AI e responsabilità: la soluzione non è fermare la tecnologia, ma darle una regolamentazione

Bisogna creare una catena di revisione multilivello che lega scienziati, giuristi e designer in una vasta rete di responsabilità, e nel quale l’umano è garante del meta-livello, non dell’azione singola. Il nuovo diritto nell’epoca dell’AI chiede alle macchine di sapere come sanno e agli umani di sapere come le macchine sanno.

valigiablu.it/ai-responsabilit…

@aitech

 

I registri dell'FBI rivelano che il Bureau ha spiato una chat di gruppo Signal di attivisti per l'immigrazione

Il fatto che l'FBI tratti la a partecipazione civica come una minaccia terroristica fa capire il profondo disprezzo del regime di Trump anche per le più elementari libertà democratiche.

I documenti sono stati ottenuti da Property of the People , un'organizzazione governativa senza scopo di lucro per la trasparenza, tramite richieste di documenti pubblici.

theguardian.com/us-news/2025/n…

@politica

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